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Terrorismo, Belgio sventa “ondata di attentati”

Le operazioni di polizia compiute in Belgio fra domenica e lunedì hanno permesso alle forze dell’ordine di sventare un’ondata di attentati jihadisti nel paese. Lo scrivono due quotidiani locali – L’ Écho in francese, De Tijd in fiammingo – citando “fonti ben informate”.

Nei giorni scorsi la polizia belga ha compiuto 29 perquisizioni fra Liegi, Charleroi e la capitale Bruxelles, e gli inquirenti avevano incriminato 4 delle 21 persone messe in stato di fermo. Una quinta persona è stata incriminata oggi. Si chiama Lazez A., è di nazionalità marocchina, vive a Jette, quartiere accanto a Molenbeek, e nella sua auto sono state trovate tracce di sangue e due armi da fuoco.

Mentre la vita ritorna lentamente alla normalità – oggi ha riaperto la metropolitana di Bruxelles, anche se per ora le fermate nel centro della città sono ancora chiuse – gli inquirenti cercano ancora “dieci individui” implicati a vario titolo nell’organizzazione di attacchi simili a quelli del 13 novembre, che hanno ucciso 132 persone a Parigi. In un’intervista che sarà trasmessa per intero stasera dalla tv belga ABC, il ministro degli Esteri e vicepremier Didier Reynders sostiene che la maxiretata abbia colpito la rete di fiancheggiatori e sostenitori dei terroristi, che dopo Parigi avrebbero avuto intenzione di mettere “a ferro e fuoco” anche Bruxelles. Il ministro parla di “armi pesanti” e “attentati suicidi”, e rivela che “la minaccia più importante riguarda grandi magazzini e centri commerciali”.

In cima alla lista dei ricercati c’è sempre Salah Abdeslam, unico superstite del commando che ha colpito a Parigi. Oggi suo fratello Mohamed Abdeslam gli ha rivolto un nuovo appello a consegnarsi “per i suoi genitori, per la giustizia e per le famiglie delle vittime”. “Deve sapere – ha detto Mohamed alla radio RTL – “che sua madre è già molto addolorata dalla perdita dell’altro figlio (Brahim Abdeslam, uno degli attentatori suicidi del Bataclan, NdR). Non vuole seppellirne un altro”.

Fa parte della lista anche Mohamed Abrini, che compare assieme a Salah Abdeslam sulla Clio nera usata per gli attentati in un video ripreso l’11 novembre da una telecamera di sicurezza in una stazione di servizio sull’autostrada che porta dal Belgio a Parigi.

Ieri ad Artigat, un paesino di 600 anime fra Tolosa e i Pirenei, la polizia francese ha arrestato Olivier Corel, il predicatore salafita – soprannominato “l’emiro bianco” – ritenuto una delle fonti d’ispirazione per tutti i simpatizzanti jihadisti nel sud del paese. Corel vive ad Artigat dal 1987; in paese ha fondato una comunità religiosa attraverso la quale sono passati diversi foreign fighters e altri nomi noti alle procure antiterrorismo. Il più famigerato è probabilmente Mohamed Merah, l’uomo che nel 2012 ha ucciso quattro persone in una scuola ebraica – fra cui tre bambini – e si è tolto la vita per non cadere nelle mani della polizia. Ma ad ascoltare le prediche dell’emiro bianco si sono fermati anche i fratelli Fabien e Jean-Michel Clain, i portavoce francesi dei terroristi di Parigi, coloro che materialmente hanno rivendicato gli attentati nel nome dell’ISIS.

Il procuratore di Parigi François Molins ha anche riferito nuovi dettagli sui piani di Abdelhamid Abaaoud, considerato il regista degli attentati. Il terrorista morto lo scorso 18 novembre avrebbe visitato le scene dei delitti dopo gli attentati. Abaaoud progettava di farsi esplodere insieme al suo complice, morto insieme a lui e ancora non identificato, nel quartiere d’affari parigino di La Défense.

F.M.R.

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