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Terrorismo, Parigi ricorda le vittime

Stamattina a Parigi il presidente della Repubblica François Hollande ha ricordato le 130 vittime della strage jihadista di venerdì 13 novembre.

Reduce da un tour de force diplomatico che lo ha visto in pochi giorni visitare Mosca e Washington, e ricevere all’Eliseo capi di governo europei come Angela Merkel, David Cameron e Matteo Renzi, Hollande ha tenuto il suo discorso nella corte d’onore dell’Hotel des Invalides. La cornice è stata scelta perché lo stato d’emergenza in vigore in tutto il paese vieta ancora i raduni in luoghi pubblici, ma ha avuto anche forti connotati simbolici: oltre a ospitare la tomba di Napoleone, è il luogo dove la Francia ricorda i suoi eroi di guerra e i caduti in battaglia.

Del pubblico hanno fatto parte i rappresentanti delle istituzioni, i parenti delle vittime e alcuni feriti, ma ha fatto rumore l’assenza delle famiglie di Xavier Prevost e Jean-Marie Peretti, entrambi morti il 13 novembre. I loro congiunti accusano lo Stato di non aver preso misure serie per prevenire la tragedia, anche dopo il tragico avvertimento della strage compiuta a gennaio nella redazione di Charlie Hebdo. Nella lettera aperta pubblicata ieri, scritta dalla sorella di Prevost, si legge:

Chiediamo di boicottare la cerimonia perché dagli attentati del 7 gennaio scorso la Francia non ha fatto nulla; perché in Francia è possibile essere in contatto con un gruppo terrorista, viaggiare in Siria e tornare, liberamente; perché in Francia persone segnalate come ‘pericoli per la sicurezza pubblica’ circolano senza problemi, usano i mezzi di trasporto che preferiscono, affittano macchine e lavorano al nostro fianco; perché in Francia 89 moschee sono segnalate come radicali, ma si è dovuto aspettare gli avvenimenti tragici del 13 novembre per porsi la questione della loro chiusura.

Signor presidente, signori politici, non vogliamo la vostra mano tesa e vi consideriamo responsabili di quello che è successo. Bisognava agire prima. Gli attentati del mese di gennaio sarebbero dovuti bastare.

Scelta inversa ha fatto Marine Le Pen: al contrario di quanto fatto lo scorso gennaio, quando aveva disertato la marcia al centro di Parigi in polemica con le istituzioni, la leader del Front National stavolta ha assistito alla cerimonia.

Il presidente ha trattenuto a fatica le lacrime durante la proiezione delle immagini delle vittime, accompagnata dalla canzone Quand on n’a que l’amour di Jacques Brel. Poi ha preso la parola: “Un’orda di assassini ha ucciso 130 dei nostri in nome di una causa folle e di un Dio tradito”.

“La Francia farà di tutto contro il terrorismo, senza pietà, per proteggere i nostri figli. Dopo aver seppellito i morti, ripareremo i torti dei sopravvissuti”, ha continuato.

Secondo Hollande, l’ondata di patriottismo che ha investito il paese “non ha nulla a che vedere con l’istinto di rappresaglia o di rifiuto dell’altro”, ma “è il simbolo della nostra unione e della nostra resistenza”.

Le vittime, ha detto ancora il Presidente, “sono state massacrate perché amavano la vita”. Ma al “culto della morte” dei terroristi la Francia deve contrapporre il suo “amore per la vita”: “Il fracasso della musica continuerà, moltiplicheremo le canzoni, i concerti e gli spettacoli, continueremo ad andare allo stadio”.

Hollande ha chiuso il suo discorso con un pensiero rivolto ai superstiti, a una generazione diventata “il volto della Repubblica”, che “non è spaventata”, “vivrà” e “darà prova di grandezza”.

La cerimonia si è conclusa con il Va’, pensiero di Giuseppe Verdi, cantato dal coro della Guardia repubblicana.

Nelle stesse ore continuano le operazioni di polizia contro i fiancheggiatori dei terroristi. Oggi la procura di Stoccarda, in Germania, ha annunciato di aver arrestato martedì un uomo sospettato di aver venduto armi – quattro fucili d’assalto: secondo la Bild, si tratta di AK-47 di fabbricazione cinese e di Zastava M70 prodotti nell’ex Jugoslavia – agli attentatori. La Procura non ha specificato se l’uomo abbia avuto rapporti con i terroristi che hanno colpito in Francia, ma secondo il tabloid sul suo telefono cellulare sarebbero state trovate tracce di contatti con “arabi a Parigi”, e gli inquirenti francesi sarebbero convinti del suo coinvolgimento.

Sono stati rilasciati, invece, i due uomini fermati ieri a Berlino. Il loro arresto aveva dato il via a un blitz delle forze speciali, che hanno evacuato e passato al setaccio sedici palazzi, ma senza trovare alcunché di incriminante.

In Belgio invece la Procura federale ha riferito del fermo di un sospettato e di un testimone, bloccati a Verviers e a Bruxelles, che avrebbero legami con i fatti di Parigi. Nel frattempo le autorità della capitale hanno deciso per la riapertura di negozi e centri commerciali a partire da questo fine settimana. In città sono stati inaugurati i tradizionali mercatini natalizi, e da lunedì scuole e mezzi pubblici riprenderanno a funzionare normalmente.

F.M.R.

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