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Tortura, Strasburgo: l’Italia cambi quella legge

La legge italiana contro la tortura non funziona. La denuncia viene dalla Corte europea dei Diritti umani, che ha di nuovo condannato l’Italia per i fatti accaduti a Genova durante il G8 del 2001.

Il testo della legge è stato approvato oggi dalla commissione Giustizia della Camera, che ha respinto tutti gli emendamenti. Lunedì prossimo andrà in aula per la discussione generale. Ma quel testo rischia di essere inadeguato a punire gli atti di tortura commessi dalle forze dell’ordine, cioè di cambiare troppo poco rispetto alla situazione attuale, nella quale il reato di tortura non esiste nell’ordinamento giuridico italiano.

Nei confronti del nostro Stato, la Corte ha anche emesso un’altra risoluzione di condanna per non aver punito a sufficienza i responsabili dei fatti di Genova.

Ieri il Consiglio d’Europa – l’organismo internazionale, distinto e indipendente dalla UE, dal quale dipende la CEDU – ha scritto una lettera aperta ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, per invitare gli organi legislativi italiani a rivedere il testo della legge.

Secondo il commissario per i Diritti umani Nils Muiznieks, la definizione del reato prevista dal testo approvato oggi contrasta con gli standard internazionali come la Convenzione di New York del 1984, che l’Italia ha sottoscritto e ratificato.

In effetti, il testo riporta una definizione ristretta di tortura: punisce le “violenze o minacce gravi” commesse diverse volte, oltre a trattamenti crudeli, inumani e degradanti, ma in numerosi punti impiega formule che rimettono la decisione alla discrezione del giudice. È il caso delle “acute sofferenze fisiche” (chi stabilisce quali sono acute e quali no?), delle “violenze gravi” (quali sono gravi?), dell’azione commessa “con crudeltà” (come si può accertare la crudeltà?). Inoltre, rende le torture psicologiche punibili solo se in sede di processo–anche anni dopo i fatti contestati–si potrà accertare un “verificabile trauma psichico”.

Può essere interessante ricordare che tutte queste formule sono state aggiunte durante la discussione parlamentare: mancavano nel testo originale, presentato dal senatore Luigi Manconi il 15 marzo 2013, primo giorno della legislatura. Per questo lo scorso maggio, quando la legge è stata votata a Palazzo Madama, Manconi si è astenuto.

Quel testo “stravolto”–Manconi dixit–non piace nemmeno ai funzionari di polizia, che lo hanno accusato di lasciare troppi “dubbi interpretativi”. Secondo Muiznieks, crea “potenziali scappatoie per l’impunità”. Il commissario ha anche sottolineato l’importanza di assicurare che “la definizione ampia di tortura, che ricomprende gli atti commessi da privati cittadini, non si traduca in un indebolimento della protezione contro la tortura commessa da funzionari dello Stato, data la particolare gravità di questa violazione dei diritti umani”.

F.M.R.

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