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Trump licenzia James Comey, capo dell’FBI

Donald Trump ha licenziato il direttore dell’FBI James Comey, il responsabile dell’inchiesta sui presunti legami fra il presidente e la Russia.

La decisione è stata presa su raccomandazione del Procuratore generale USA, Jeff Sessions: si legge nella lettera aperta che Trump ha fatto recapitare ieri a Comey, che comunque aveva già saputo della decisione dalla tv.

Il comportamento di Trump ha sorpreso molti osservatori. La carica di direttore dell’FBI non è politica: Comey, dichiarato sostenitore del partito repubblicano, era stato nominato dal democratico Barack Obama nel 2013, con un mandato di dieci anni. Al momento dell’elezione di Trump aveva presentato dimissioni di cortesia, ma il nuovo inquilino della Casa Bianca lo aveva riconfermato in carica senza indugi, anzi anche con una certa enfasi.

Comey è l’uomo che ha riaperto l’inchiesta sulle email di Hillary Clinton a due settimane dall’election day, fatto che secondo molti ha influenzato l’esito del voto a favore di Trump. Ma è anche, come si è detto, l’uomo che indaga sull’influenza russa sulle elezioni e più in generale sui contatti fra il Cremlino e uomini chiave dell’amministrazione Trump.

Uno di quegli uomini è proprio Sessions: a marzo è stato costretto a rinunciare alla supervisione sull’inchiesta quando si è scoperto che aveva nascosto al Congresso di aver incontrato più volte l’ambasciatore russo.

Per cercare e nominare un nuovo direttore dell’FBI occorrerà del tempo, che sicuramente rallenterà l’iter dell’inchiesta sugli uomini di Trump. Molti – soprattutto fra i democratici – temono che il successore di Comey non sia una figura politicamente indipendente. Oltretutto, anche se lo fosse, dovrebbe fare i conti con il rischio di essere rimosso senza troppe cerimonie, come il suo predecessore.

Per questo il partito democratico ha chiesto alla Casa Bianca di nominare un procuratore speciale che si occupi dell’inchiesta in tutta autonomia. Alla richiesta hanno aderito anche alcuni parlamentari repubblicani.

Alcuni commentatori hanno paragonato il licenziamento di Comey al “massacro del sabato sera” del 1973: l’allora presidente Richard Nixon rimosse il procuratore speciale Archibald Cox, l’uomo che indagava sul Watergate. In segno di protesta per quel licenziamento, si dimisero l’allora Procuratore generale Elliot Richardson e il suo vice. In quell’occasione l’indagine proseguì, ma non arrivò mai a mettere Nixon in stato d’accusa: fu il presidente a dare le dimissioni, giocando d’anticipo sugli inquirenti, nel 1974.

F.M.R.

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