Tsipras-Kammenos

Tsipras rivince e si libera degli “intransigenti”

Sarà ancora Alexis Tsipras a formare il nuovo governo greco. Syriza, il partito di sinistra radicale guidato dal premier uscente, è stato il più votato alle elezioni legislative di ieri con il 35,5% delle preferenze, e ha ottenuto il premio di maggioranza in Parlamento, attestandosi a 145 seggi su 300.

Le elezioni anticipate si erano rese necessarie dopo che l’opposizione interna a Syriza, ritirando l’appoggio al primo esecutivo Tsipras, aveva provocato una crisi di governo che aveva costretto il premier alle dimissioni lo scorso 20 agosto.

Le urne, però, gli hanno dato di nuovo ragione. Unità popolare – la formazione dei fuoriusciti di Syriza guidata da Panagiotis Lafazanisnon ha superato la soglia di sbarramento del 3% ed è rimasta fuori dalla ripartizione dei seggi. Syriza invece ha perso quattro seggi in Parlamento rispetto alle elezioni di gennaio, ma senza gli “intransigenti” il suo sostegno al nuovo governo sarà più solido.

Ad assicurare la maggioranza alla coalizione di governo sarà ancora Anel (“Greci indipendenti”), la lista nazionalista guidata da Panos Kammenos, che ha ottenuto il 3,7% dei voti e 10 seggi.

Oltre all’estrema sinistra, l’altro grande sconfitto è Vangelis Meimarakis, il leader di Nea Demokratia, che si era presentato come alternativa di centrodestra al premier uscente. Il suo partito è rimasto al 28,1% e ha ottenuto 75 seggi, uno in meno rispetto a gennaio.

Fa rumore il terzo posto assoluto di Alba Dorata – 7,1% dei voti espressi –, ma il partito filonazista ha ottenuto un solo seggio in più della scorsa legislatura, passando da 17 a 18.

Guadagna più seggi la coalizione di centrosinistra – PASOK e socialdemocratici – che con il 6,4% passa da 13 a 17.

Perdono terreno invece i centristi di To Potami, che con il 4% dei voti passano da 17 a 10 seggi, mentre al centro dello schieramento compare l’Unione dei centristi di Vassilis Leventis, che ha ottenuto il 3,4% e i primi nove seggi della sua storia.

All’estrema sinistra, dove come detto manca Unità popolare, il Partito comunista ha ottenuto il 5,5% dei voti e confermato i 15 seggi ottenuti a gennaio.

Altro dato notevole di questa tornata elettorale è stata la percentuale di astenuti: secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno, si è attestata al 45,6%, la più alta mai registrata nella storia elettorale della Grecia. Secondo alcuni analisti indipendenti, a non presentarsi alle urne sarebbero stati soprattutto i più giovani. Quelli che invece hanno deciso di andare a votare  si sarebbero espressi per lo più a favore di Syriza: ha votato il partito di maggioranza più del 40% degli elettori fra i 18 e i 24 anni.

Tsipras, incaricato di formare il nuovo governo, giurerà stasera nelle mani del presidente Prokopis Pavlopoulos. La lista dei ministri dovrebbe diventare ufficiale già domani.

“Continueremo la lotta cominciata sette mesi fa”, ha annunciato il premier ai suoi sostenitori riuniti in piazza Klafthmonos, ad Atene. “Syriza – ha proseguito – ha mostrato di essere troppo dura per morire anche se era stata presa di mira da tanti. Abbiamo molte difficoltà davanti ma anche una base solida e prospettive”.

Il governo, che secondo Tsipras durerà “quattro anni”, cioè fino a fine legislatura, servirà a “liberarci di tutte le cose che ci tengono fermi al passato”.

Il vincitore delle elezioni ha ricevuto gli auguri dei massimi esponenti politici europei. Tra questi anche il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, che i greci ricordano come acerrimo antagonista di Yanis Varoufakis nei negoziati sul debito dei mesi scorsi. Nel suo messaggio di congratulazioni su Twitter, Dijsselbloem si è detto “impaziente” di vedere all’opera un “nuovo governo con un mandato forte per proseguire le riforme”.

La reazione delle Borse è stata meno ottimistica: gli indici di Atene sono in rosso e i rendimenti dei titoli di Stato scendono. Un portavoce di Syriza ha annunciato che i negoziati sul debito sovrano della Grecia saranno una delle priorità del nuovo governo, ma che sull’argomento il premier ha intenzione di cercare un consenso più ampio, coinvolgendo anche i partiti sconfitti alle elezioni.

F.M.R.

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