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Turchia, due bambini morti in scontri dopo l’attentato

Tensione altissima in Turchia dopo l’attentato di sabato ad Ankara, costato la vita ad almeno 95 persone. Oggi due bambini di 3 e 12 anni sono rimasti uccisi in scontri con la polizia durante manifestazioni di protesta contro la strage.

Intanto il premier ad interim Ahmet Davutoğlu, in un’intervista concessa al canale NTV, afferma che dietro l’attacco ci sarebbero la mano dell’ISIS e l’intenzione di influenzare l’esito delle elezioni anticipate del prossimo primo novembre.

Tre dei quattro partiti maggiori hanno deciso di sospendere i comizi in segno di lutto. L’AKP, il partito del presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha annullato gli appuntamenti con gli elettori fino a venerdì. All’opposizione hanno preso lo stesso provvedimento, ma solo fino a giovedì, i socialdemocratici del CHP, mentre i filo-curdi dell’HDP – fra i promotori del corteo colpito dall’attentato, che chiedeva la fine delle ostilità fra l’esercito turco e i separatisti curdi del PKK – hanno annullato tutti i grandi raduni per preoccupazioni di sicurezza.

Gli incidenti costati la vita ai due bambini sono avvenuti in due manifestazioni distinte, ad Adana e Diyarbakir. Le immagini della protesta di Diyarbakir, che hanno fatto il giro dei media turchi, mostrano la polizia intenta a usare idranti e lacrimogeni per disperdere i manifestanti. È una prova dell’“ulteriore rafforzamento delle misure di sicurezza ai comizi e alle manifestazioni elettorali” deciso “alla luce dei rischi crescenti” all’indomani dell’attentato. Rischi che comunque, secondo funzionari del governo, non mettono in pericolo lo svolgimento delle elezioni.

La nuova consultazione si è resa necessaria perché nel parlamento eletto lo scorso 7 giugno non c’è una maggioranza in grado di sostenere un governo, e i tentativi di formare grandi coalizioni non sono andati a buon fine.

Intanto non si sono ancora concluse le operazioni di identificazione delle vittime: il bilancio di 95 morti e 246 feriti, di cui 48 ricoverati in terapia intensiva, è quindi ancora provvisorio. Secondo il partito di opposizione filo-curdo HDP, che tiene un conto indipendente delle vittime, i morti sarebbero 128.

Oggi il primo ministro ha confermato in via ufficiale che gli attentatori suicidi erano due uomini: smentita dunque la voce, circolata subito dopo l’attentato, per cui a farsi esplodere poco prima della partenza del corteo pacifista sarebbero stati un uomo e una donna.

Il primo a parlare di due uomini era stato Kemal Kiliçdaroğlu, leader del partito di opposizione CHP, dopo aver incontrato Davutoğlu. Nessun commento ufficiale invece sulla voce per cui uno dei due attentatori sarebbe il fratello maggiore dell’uomo che si fece esplodere lo scorso 20 luglio a Suruç, uccidendo 34 persone.

È stata rinviata, invece, la visita ad Ankara del vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans e del commissario UE per le Politiche di vicinato e i Negoziati di ampliamento, Johannes Hahn. Attesi ieri in Turchia per negoziare sulla crisi dei rifugiati, i due alti funzionari sperano di poter partire mercoledì prossimo. “La visita è stata rinviata su richiesta delle autorità turche al fine di rispettare i tre giorni di lutto nazionale”, si legge nel loro comunicato congiunto di condoglianze.

In Turchia, però, la tensione politica è altissima. L’AKP e l’HDP si accusano a vicenda di avere responsabilità nell’attentato e di voler cavalcare la strage a fini elettorali.

Oggi e domani i maggiori sindacati turchi hanno indetto uno sciopero generale per protestare contro l’attentato. Tra gli altri partecipano KESK (“Confederazione dei dipendenti del settore pubblico”), DISK (“Confederazione dei sindacati rivoluzionari dei lavoratori”), TMMOB (“Unione degli architetti e ingegneri turchi”) e TTB (“Unione dei medici turchi”), anch’essi fra gli organizzatori del corteo colpito.

Domenica la polizia aveva usato i lacrimogeni anche ad Ankara, per impedire a un gruppo di manifestanti – autorizzati a riunirsi in piazza Sihhiye, ma non a sfilare per le strade – di raggiungere il punto esatto dell’attentato.

L’esercito turco ha anche riferito di aver bombardato basi del PKK nel sudest del paese nella notte fra sabato e domenica. L’annuncio segue di 24 ore la dichiarazione di cessate il fuoco unilaterale – “salvo per autodifesa” e fino al giorno delle elezioni – da parte del partito armato curdo. Nelle stesse ore, però, una bomba ha ucciso un agente di polizia e ne ha feriti sei in provincia di Diyarbakir.

F.M.R.

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