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Ue e Istat aumentano stime Pil, Renzi “siamo tornati”

“Siamo tornati, finalmente”. Così Matteo Renzi, dalla sua pagina Facebook, commenta i dati diffusi oggi sia dall’Ue che dall’Istat che, sostanzialmente, confermano che la ripresa non è una bolla o una episodica espansione ma una prospettiva concreta.

La commissione europea, nelle previsioni economiche di autunno, ha stimato una crescita del Pil per il 2015 dello 0,9% e di 1,5% per il 2016. Una previsione superiore rispetto alla rilevazione di sei mesi fa per quanto leggermente minore rispetto alle percentuali diffuse dal governo, che invece attestava una crescita all’1,6% per il prossimo anno.

In calo, sempre secondo Bruxelles, anche la disoccupazione, pari al 12,2% nel 2015 e a 11,8% nel 2016. Maggior cautela, invece, sul rapporto deficit pil, pari al 2,3% nel 2016. Secondo gli analisti, nel 2015 il rapporto è confermato al 2,6 mentre nel 2017, sempre che non varino le politiche del governo, la flessione dovrebbe essere più marcata e attestarsi all’1,6%.

Discorso simile quello dell’Istat. L’Istituto, infatti, rileva una crescita del Prodotto interno lordo nazionale dello 0,9% per l’anno in corso, e dell’1,4% per il 2016 e 2017.

Nel 2015 la spesa delle famiglie aumenterà dello 0,8% in termini reali, mentre nel 2016 si prevede un rafforzamento dei consumi privati (+1,2%) che proseguirà anche nel 2017 (+1,1%). In aumento anche l’accumulazione del capitale (+1,1%), stimolato, spiegano gli esperti “dal miglioramento delle condizioni di accesso al credito e dal rafforzamento delle attese sulla ripresa dell’attività produttiva”. Su anche gli investimenti, +2,6% nel 2013 e +3% nel 2017; e l’occupazione, +0,6% nel 2015 e +0,9% nel 2016. Giù invece la disoccupazione, che si attesterà al 12,1% nel 2015 per diminuire ulteriormente l’anno successivo all’11,5%. E per il 2017 “le unità di lavoro aumenteranno ad un ritmo meno intenso (+0,7%), in presenza di una ulteriore lieve discesa del tasso di disoccupazione (11,3%)”.

Non è tutto. A dare una dimensione di quella che ha davvero l’aria di essere una concreta inversione di tendenza è anche il centro studi di Confindustria che rileva come il manifatturiero abbia “cominciato a risalire la china”.

Negli “Scenari industriali” di novembre, Csc precisa che sebbene il passo sia “ancora lento e assai disomogeneo tra i suoi comparti”, il percorso sia “impostato su buone fondamenta” e non su “una semplice ripresa congiunturale”. “Non si tratta di una falsa partenza, simile alle molte che hanno punteggiato la lunga crisi – sottolineano gli esperti – Le prospettive rivelate dai dati e garantite dalle condizioni internazionali favorevoli e dalla politica di bilancio non più restrittiva sono di consolidamento e progressiva diffusione del recupero. Perché il contesto esterno e la realtà interna sono molto cambiati nell’arco degli ultimi anni e anzi stanno ulteriormente mutando quasi sotto i nostri occhi”. Confindustria chiede, comunque,  “urgenti scelte politiche, sia nell’approntare una strategia coerente con una visione di lungo periodo (che in Italia sembra ancora mancare) sia nell’adottare le misure concrete per realizzarla”.

Più cauta Confesercenti che, sebbene veda segni di ripresa nei dati di oggi, paventa volatilità e incertezza nel futuro. “Ricordiamo – spiega Confesercenti – che a partire dal 2017 il Governo dovrà reperire altre risorse per evitare di incrementare le imposte indirette di oltre 15 miliardi di euro e di oltre 19 miliardi di euro a regime dal 2018. Tra un anno sarà molto difficile replicare questa operazione di spostamento in avanti del vincolo di bilancio, visto che sarà molto improbabile poter utilizzare di nuovo deroghe al percorso di raggiungimento del pareggio dell’indebitamento in termini strutturali”.

Da Hanoi il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, commenta sostenendo che “stiamo uscendo dalla crisi e quindi la ripresa è una prospettiva concreta”, anche se occorre però “non soltanto consolidarla, sviluppando ulteriormente i dati in questa direzione, ma utilizzare questa occasione sia sul piano interno, per quanto riguarda l’occupazione, sia sul piano esterno, per la presenza della nostra economia e delle nostre imprese all’estero”.

La chiosa politica di questa giornata di numeri positivi, però, è del premier Renzi, secondo il quale “la musica nei nostri confronti sta cambiando”.

“Ripeto – aggiunge –  non sono semplici numeri. Sono persone, storie, famiglie. E’ il senso di un Paese che si rimette in moto, che ritrova il gusto di avere ambizioni, di guardare al futuro. E la legge di stabilità va esattamente in questa direzione. Abbassando le tasse. Lottando contro la povertà. Avendo attenzione per il sociale. Dando a chi fa impresa le leve e gli strumenti per correre e creare lavoro. Aiutando chi ha casa, che non è un fardello o una colpa, ma spesso il frutto di anni di sacrifici e sudore”.

“In un contesto europeo non esaltante, per usare un eufemismo, siamo quelli che hanno rialzato la testa, che ci provano. Non basta, non ci accontentiamo  – ha concluso il premier – Ma che stia finendo la dittatura dello zero virgola, non è un successo per il Governo, è un traguardo per l’Italia”.

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