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Ue, sì a nuove misure per l’Italia

commissione-europea-21La Commissione europea “non sta lavorando” su un’ipotesi di default della Grecia. Lo ha detto Amadeu Altafaj, portavoce del commissario per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn. “E’ una questione di impegno politico” assunto nei confronti di Atene, ha detto ancora il portavoce. La Commissione europea è “preoccupata per le incertezze e il nervosismo” che continuano a dominare i mercati, ha aggiunto Altafaj. Commentando il rapporto sulla sostenibilità delle finanze pubbliche reso noto a Bruxelles, Altafaj ha comunque sottolineato che la Commissione non fa dell’allarmismo ma guarda comunque con preoccupazione a quanto sta accadendo sui mercati e anche agli effetti derivanti dal previsto rallentamento della crescita economica.

L’Italia deve essere pronta a prendere “misure aggiuntive qualora le entrate derivanti dal fisco siano minori di quanto previsto e se vi fossero difficoltà a tagliare la spesa come stabilito”: è quanto rileva il rapporto 2011 della Commissione Ue sullo stato delle finanze pubbliche dell’Unione. Un “credibile e duraturo consolidamento delle finanze pubbliche, e l’adozione di misure strutturali per rafforzare la crescita, sono le priorità del momento per l’Italia”, considerato il “livello molto elevato del suo debito pubblico, che è attorno al 120% del pil nel 2011”. Nel frattempo le Borse rispondono con la solita incertezza alle notizie che giungono da Bruxelles. Riduce il calo al 2,69% il Ftse Mib di Piazza Affari, che dopo quasi due ore di contrattazioni si porta sopra quota 13.600 punti. Unicredit cede il 5,39%, Intesa Sanpaolo il 3,8% e Fiat il 4,42%. Si porta sopra la parità Bpm (+0,09%), mentre Bulgari si conferma invariata e Campari riduce il calo allo 0,7%. Poco mosso lo spread Btp-Bund dopo i risultati dell’asta Bot di oggi che hanno evidenziato un netto aumento dei tassi e un rallentamento della domanda. Il differenziale di rendimento tra i titoli decennali italiani e tedeschi oscilla a 375 punti. “Gli Stati membri sotto la pressione dei mercati – questa la raccomandazione contenuta nel rapporto 2011 sulle finanze pubbliche della Ue – devono continuare a lavorare sui loro obiettivi di consolidamento delle finanze e, se necessario, prendere ulteriori misure”. Il debito pubblico della zona euro continua a salire e raggiungerà l’88,7% del pil nel 2012, un aumento di oltre 20 punti dal 2007, quando era a quota 66,3%. E’ quanto riporta il rapporto della Commissione Ue sullo stato delle finanze pubbliche dell’Unione. Se la troika, del resto, verificasse che gli impegni presi dalla Grecia non sono stati rispettati, “allora il pagamento della seconda tranche (di aiuti) dovrebbe essere discusso nuovamente”: a riferirlo il portavoce del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble riferendosi alla Grecia. Secondo quanto ha detto il commissario per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, “una volta che la Grecia rispetterà le condizioni, il lavoro di verifica della troika Ue-Bce-Fmi potrà essere completato entro la fine del mese”. “Le ipotesi – sostiene ancora in una nota Melanie Bowler, analista di Moody’s – che la Grecia possa fallire a causa del debito pubblico sono cresciute di nuovo”. Secondo Bowler “la crisi dovuta al debito sovrano dell’area dell’euro è ancora lontana da trovare una soluzione”. L’analista aggiunge che “la sospensione dei colloqui sul salvataggio della Grecia tra l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale la scorsa settimana non ha fatto bene al mercato dei titoli di stato”. Il quadro complessivo, inoltre, risente delle “preoccupazioni per i dati deboli sul terzo trimestre attesi nel corso della settimana”. Per i rendimenti dei titoli di Stati decennali della Grecia il tasso è salito al 21,15%, un livello mai raggiunto dai tempi dell’introduzione dell’euro. Mentre, il superindice Ocse a luglio continua ad indicare “un rallentamento dell’attività economica nella maggior parte dei paesi Ocse e delle maggiori economie che non sono membri”. Tra le economie emergenti, il rallentamento maggiore lo segnano Brasile (-1,7%) e India (-0,8%). Cali più contenuti per Cina (-0,2%) e Russia (-0,3%).

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