torri gemelle

Una bestemmia la violenza in nome di Dio

“È una bestemmia utilizzare il nome Dio” per ricorrere alla via della violenza. Lo ha detto Papa Francesco al termine dell’Angelus domenicale in piazza San Pietro, rivolgendosi ai tanti fedeli che in questa mattina con un sole e un tepore che ricordano la primavera, hanno voluto gremire lo spazio delimitato dal colonnato del Bernini, tra rafforzate misure di sicurezza.

“Tanta barbarie ci lascia sgomenti e ci si chiede come possa il cuore dell’uomo ideare e realizzare eventi così orribili, che hanno sconvolto non solo la Francia ma il mondo intero. Dinanzi a tali atti non si può non condannare l’inqualificabile affronto alla dignità della persona umana”, ha aggiunto papa Francesco che ha voluto “riaffermare con vigore che la strada della violenza e dell`odio non risolve i problemi dell’umanità!”

Ammonisce ancora Francesco: “Utilizzare il nome di Dio per giustificare la strada della violenza e dell’odio è una bestemmia”.

“Not in my name”. Sono in tanti, i fedeli di Allah, a prendere le distanze da quella che potrebbe sembrare una crociata al contrario: i fondamentalisti islamici che combattono il relativismo, l’egoismo, l’aratassia di un Occidente che giorno dopo giorno vede seccare le proprie radici. Lo stesso Occidente cui non sono bastate le stragi delle Torri Gemelle per costuire un fronte unito, unico, da contrapporre ai facinorosi combattenti col Corano in mano. Invece, noi che siamo abituati a vivere la nostra religione con meno impegno di quanto se ne possa mettere quando si tifa per la squadra del cuore, non abbiamo voluto credere che quello fosse solo l’inizio di una guerra di religione. Una religione che, diversamente dagli ideali del mondo cristiano – la pace, la democrazia e il rifiuto della pena di morte – poggia le sue basi sulla violenza della predicazione di un Maometto che condusse personalmente sanguinose invasioni e ordinò ai suoi seguaci di fare altrettanto. Che con il suo modo di fare iniziò la tradizione di violenza nell’Islam. Una tradizione che continua ai giorni nostri: laddove i musulmani sono la maggioranza, alcuni di loro si sentono in dovere di perseguitare le minoranze religiose, di ucciderle barbaramente. Questi fatti sono ben documentati in Nigeria, Algeria, Sudan, Egitto, Iran, Afghanistan, Tajikistan, Pakistan, Iraq, e Malesia. Ai Musulmani viene insegnato che chi combatte e muore in una jihad riceve il perdono di tutto il male commesso, e viene ricompensato con una vita lussuriosa in paradiso. Dunque, uccidendo i non Musulmani si ottiene la ricompensa più elevata in questa religione.

Il problema attuale dell’occidente è che non esporta più valori civili e religiosi come nei secoli passati, ma sempre più oppone il vuoto ideale e morale al fanatismo religioso. Non è predicando il veganismo, il politicamente corretto e il salutismo fanatico che si possono civilizzare i popoli che ci circondano.

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