Una settimana da sogno per l’Italtennis mentre Djokovic detronizza Nadal

E’ finita con le nostre tenniste abbracciate a festeggiare, insieme a capitan Barazzutti, in un tripudio di nastri azzurri. Una settimana, o meglio otto giorni, da incorniciare per il nostro tennis. Sia in campo maschile, con Fognini giunto sino alle semifinali al Master 1000 di Montecarlo, che femminile, con le nostre ragazze di nuovo in finale ( è la quinta in soli otto anni) in Fed Cup.

Cominciamo da quanto accaduto al Circolo Tennis  Palermo dove oggi Roberta Vinci, che qui è di casa ( vive a Palermo e inizia ogni anno la preparazione proprio nel capoluogo siciliano, anche se al vicino Country, sotto l’attenta guida del maestro Francesco Cinà), ha battuto, dopo una guerra di nervi durata 2h e 33’, la ceca Lucie Safarova ( n. 25 Wta) per 6-3 6-7 (2) 6-3, dando così il definitivo 3-1 alla squadra di Barazzutti  contro le bicampionesse in carica ceche che vale la finale che si disputerà il 2 e 3 novembre sempre in Italia contro le russe, capaci di risalire sulla terra indoor di Mosca da un disperato 0-2 contro la Slovacchia. Roberta ha giocato un primo set impeccabile destabilizzando la più potente mancina grazie alla sua notevole varietà di gioco mettendo in mostra un rovescio in back che costringeva la Safarova a doversi abbassare troppo per poter picchiare e facendo ampio ricorso al drop shot, autentica miniera di punti per la tarantina e motivo di applausi scroscianti sulle tribune del non folto ( lo slittamento al lunedì non ha certo favorito l’alluenza) pubblico palermitano. Chiuso senza eccessivi patemi il primo set, incamerato grazie a un break al sesto game, la Vinci iniziava alla grande anche la seconda frazione portandosi rapidamente 2-0 contro un’avversaria frastornata e in completa balìa dello spumeggiante repertorio della trentenne azzurra. Cavalcata trionfale, dunque? Neanche per sogno. Da questo momento in poi il match assumeva una fisionomia molto diversa con Roberta che diminuiva di intensità e l’ex fidanzata di Berdych che acquistava sempre più sicurezza per il contro break del 2-2. Si riaffacciavano i fantasmi del giorno prima quando anche Sara Errani, dopo un primo set vinto in scioltezza, rimetteva in  partita la Kvitova incassando un parziale di 11 games di fila. In questa nuova partita che iniziava sul 2-2, Roberta, pur non esprimendosi più al suo meglio, era comunque brava a non lasciar scappare l’avversaria neanche quando scivolava sotto 3-5. Anzi, annullava due set point, complici due errori grossolani della ceca ( tra cui un doppio fallo) e si riportava sul 5-5. Poi, al termine di un game infinito, il break del 6-5 per Roberta. Incapace, però, di chiudere il match e costretta a riconsegnare il turno di battuta con un doppio fallo. Ormai è una girandola incontrollabile di emozioni sul filo dei nervi. Quelli dell’azzurra cedono nel tie break dopo il bel primo punto iniziale e così la Safarova, incassato il 7-2, forzava il match alla roulette del terzo set. Anche qui, la Vinci partiva alla grande e si portava 2-0 ma doveva subito restituire il servizio e, sul 3-3 15-30, lo spettro del doppio di spareggio cominciava ad aleggiare. Ma è qui che Roberta vinceva il suo match, ritrovando la sua arma più letale: il servizio. Due aces ( il settimo e l’ottavo) e una prima vincente le consentivano di issarsi sul 4-3 e di uscire dalla buca. La Safarova crollava di nervi ( alla fine resterà seduta in lacrime) e sbagliava tutto il possibile per il 5-3 Italia. Qui, Roberta andava in un baleno 40-15 ma la Safarova aveva un ultimo sussulto per il 40-40, ma, sul terzo match point, affondava un rovescio su un profondo attacco della pugliese per il 6-3 conclusivo e l’inizio della festa azzurra. Con protagoniste anche le rientranti ( avevano saltato il match con gli Usa a Rimini) Flavia Pennetta e Francesca Schiavone, per una volta spettatrici dopo aver dominato la scena del tennis in gonnella italiano per tanto tempo, ma pronte a sostenere le colleghe-amiche Errani e Vinci in attesa di ritrovare la miglior condizione. A novembre, in occasione della finale che si disputerà in Italia in una sede da stabilire, ci sarà bisogno anche di loro. Sabato, Sara Errani (n. 7 Wta) aveva demolito la Safarova per 6-4 6-2 e altrettanto aveva fatto la Vinci con la Kvitova ( n. 8), domata per 6-4 6-1. Poi, come accennato, il black out domenicale di Sarita contro la Kvitova che, dall’1-2 del secondo set, si ricordava di esser stata campionessa a Wimbledon nel 2011 e, impostando una gara tutta aggressione sull’uno-due ( servizio o risposta e successiva gran botta di diritto), ribaltava il match chiudendo sul 2-6 6-2 6-0.

Una otto giorni da sogno, si è detto, soprattutto per Roberta Vinci, capace di vincere domenica 14 anche la finale del Wta di Katowice, battendo in finale proprio la Kvitova ( ed era la prima volta negli head to head) per 7-6 (2) 6-1, conquistando il suo ottavo torneo in carriera e il suo best ranking con la 12esima posizione mondiale.

In finale di Fed Cup avremo, come detto, la Russia che, pur priva di Sharapova, Petrova e Kuznetsova, ha superato 3-2 la Slovacchia, grazie anche all’azzardo del capitano Tarpishev che ha schierato nell’ultimo singolare ( oltre che nel doppio decisivo) la Makarova, capace di battere la leader storica del movimento tennistico slovacco, Daniela Hantuchova. Quella russa è una squadra dal serbatoio e dalle alternative illimitate per cui qualsiasi pronostico per la finale formulato oggi non avrebbe molto senso. Ma le nostre ragazze potrebbero render dura la vita anche a “Sua Maestà” Maria, se dovesse esserci. Del resto, seppur con il vantaggio della superficie, neanche con la Rep. Ceca il pronostico era scontato, considerato che le nostre avversarie avevano perso l’ultima volta nel 2010. Ma proprio contro di noi e sulla terra del Foro Italico.

In campo maschile, invece, le gioie ce le ha fornite uno straordinario Fabio Fognini, capace di arrampicarsi sino al penultimo atto del Master 1000 di Montecarlo, raggiungendo un risultato che, nel Principato, mancava dalla durissima ( e molto polemica) semifinale persa da Andrea Gaudenzi contro il suo compagno d’allenamenti, Thomas Muster. Da quando i tornei più importanti dopo i quattro dello Slam sono stati inseriti nel novero dei Super Nove ( oggi Masters 1000) e, quindi, dal 1990, è anche il miglior risultato di un italiano. Eguagliate le semifinali raggiunte da Volandri a Roma nel 2007 e da Seppi ad Amburgo nel 2008 oltre alla succitata di Gaudenzi. Settimana monegasca, quella del ligure, nobilitata dalla sua prima doppia vittoria nello stesso torneo ai danni di giocatori top 10 (prima, solo una volta Fabio era riuscito a battere un top player: Verdasco a Wimbledon nel 2010) con  Berdych e Gasquet le vittime, in ottavi e quarti rispettivamente, e dalla certezza del suo best ranking Atp che oggi mostra accanto al suo nome il numero 24. E con un primato in ambito nazionale a portata di mano ( Seppi, il miglior azzurro, è n. 18 ma Fabio lo ha anche battuto al primo turno nel Principato). A fronte di queste soddisfazioni, la dura sconfitta patita  in semifinale dal n. 1 del mondo, Novak Djokovic, dovrebbe lasciare più insegnamenti per il futuro che non amarezze nella testa del ligure. Del resto, proprio Djokovic, che aveva approcciato il torneo di Montecarlo tra mille dubbi circa le sue condizioni fisiche, dato l’infortunio patito in Davis nel match con Querrey, dopo aver sofferto nei primi turni, cedendo un set sia a Youzhny che a Monaco, ha poi ritrovato la sua miglior forma cammin facendo e lo ha dimostrato una finale giocata ai livelli del suo 2011 contro Rafa Nadal. Il monarca assoluto del Principato ( otto vittorie, peraltro consecutive qui, un record che non dovrebbe mai esser battuto e ultima sconfitta rimediata in un ormai “giurassico” 2003) è stato detronizzato dal n. 1 del mondo con un perentorio 6-2 7-6 (1) che ha regalato, dopo un primo set in cui il rovescio di Djokovic ha smantellato la difesa dell’iberico e anestetizzato il suo gancio mancino e che poteva essere anche un 6-0, le emozioni dell’incertezza solo nel secondo dove, però, Nole è stato grandissimo a recuperare prima da 2-4 e poi da 5-6 e servizio Nadal, per poi chudere dominando il tie break con un inequivocabile 7-1. Per il serbo è la terza vittoria in una grande finale sul “rosso” contro Rafa ( le altre due, entrambe targate 2011, a Madrid e Roma) e il suo 14° urrà in un Master 1000 ( ora gli manca solo Cincinnati). Visto il declino di Federer e le difficoltà di Murray, al Roland Garros ci sarà una poltrona per due.

D.P.

 

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