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Usura a Roma: il Comune scende in campo per osteggiarla

Usura, nella Capitale: il Comune scende in campo per fronteggiare il delittuoso fenomeno. O perlomeno prova a fare la faccia feroce. usura-roma“A Roma e nel Lazio i dati sono allarmanti: l’usura è cresciuta del 158 per cento negli ultimi dodici mesi”.

Lo ha affermato ieri il sindaco Ignazio Marino, al convegno “Usura, strategie e mezzi per combatterla”.

“L’aggravarsi della situazione economica nel nostro paese ha determinato negli ultimi anni una crescita esponenziale del sovraindebitamento e dell’usura. A Roma famiglie, imprese e commercianti, non potendo più ottenere credito dalle fonti ufficiali, si rivolgono sempre più a criminali che lucrano sulle difficoltà e le sofferenze personali” ha aggiunto.

“Oggi a spaventare di più è il fatto che tra le vittime finite nelle maglie degli strozzini ci sono sempre più giovani”, ha concluso.

Niente, Marino non ha detto altro. Abbiamo riportato praticamente per intero il suo intervento. Ma in concreto? A quello ci ha pensato l’assessore alle attività produttive, Marta Leonori.

“Attiveremo uno sportello anti-usura in ciascuno dei 15 Municipi, che offriranno aiuto e consulenza gratuita, e saranno coordinati da un ufficio centrale presso il Dipartimento attività economiche”.

È tutto. Peccato che gli sportelli anti-usura nei municipi esistono già da qualche anno.

Una stanza, 3-4 ore a settimana. Niente linea telefonica, nessuno stanziamento, gli sportelli sono gestiti il più delle volte da volontari delle associazioni commercianti. Che raccolgono qualche segnalazione, buona al più per arricchire le statistiche. Come quella della crescita del 158 per cento citata da Marino. In concreto, niente.

La realtà è che, tranne qualche rara eccezione (che si conta solo fra le onlus), il cittadino che si impiglia nelle maglie dell’usura, non riceve aiuti da nessuno. È solo. Solo contro un nemico organizzato, potente. Un nemico che in genere conta su commercialisti, studi legali, insospettabili impiegati di banca. Il giro d’affari degli strozzini, in Italia, è di centinaia di milioni di euro. Un business a 5 zeri.

Un racket con rischi “d’impresa” ridotti al minimo. Secondo un recente rapporto dell’associazione Libera, è proprio Roma, fra tutte le città italiane, a detenere il record per i tassi d’interesse più alti. In alcuni casi si sfonda addirittura il tetto del 1.500 per cento all’anno. Eppure nel 2012 appena trascorso, le denunce sono addirittura diminuite.

“Secondo i dati della Dia, la Direzione investigativa antimafia, i reati di usura in Italia nel 2011 sono stati solo 230 – afferma Lino Busà, presidente di Sos Imprese, aderente a Confesercenti – un risultato che porterebbe a dire che l’usura non esiste. E invece si tratta di un fenomeno vasto e pervasivo”.

Due settimane fa la Guardia di finanza di Roma ha arrestato 15 persone legate al clan dei Casalesi, base operativa Acilia, accusate di usura, estorsione, detenzione illegale di armi. Ai malviventi sono stati sequestrati beni per 30 milioni di euro. Secondo Confesercenti, nel Lazio più di un commerciante su tre è vittima degli strozzini. Ma la maggior parte continua a pagare in silenzio. Molti si arrendono per sfiducia nella giustizia, e anche perché il percorso per accedere ai benefici previsti dalla legge è lunghissimo.

“Alcuni non capiscono neppure di essere vittime del racket – spiegano da Libera – Sono quasi riconoscenti agli strozzini per l’aiuto economico che ricevono. In altri casi evitano la denuncia per paura”.

Contro il racket, le false finanziarie, i malavitosi di quartiere, i clan legati alla camorra e ben ramificati in tutta l’area di Roma, ci vorrebbero ben altro che 15 sportelli nei municipi. Servirebbe una forte azione coordinata di Comune, Regione, Stato, banche, magistratura, Guardia di finanza, Questura. Con processi rapidi, pene esemplari. Hai voglia ad aspettare.

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