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Usura, testimonianza shock: “Così ho perso l’azienda”

Il protagonista è la vittima di una tragedia durata 9 anni nella morsa di strozzini sempre più aggressivi. In Italia ce ne sono tanti. Solo in Campania 32mila commercianti, nel Lazio 28mila….

usuraÈ difficile che una persona racconti com’è costretto anno dopo anno a chiudere l’attività, perdere l’abitazione, a volte perfino la casa dei genitori. Ancora più difficile che la vittima ci metta la faccia. Il protagonista di questa intervista, pubblicata in esclusiva su ScelgoNews, a tratti drammatica, lo ha fatto. Ha chiesto di essere citato per nome e cognome.

“Per aiutare quelli che si infilano nel tunnel senza neppure capirlo”.

Per tanti motivi, però, preferiamo ometterne il cognome.

Francesco O., oggi 47 anni, è un ex imprenditore edile. Vive nell’Italia centrale. La storia inizia intorno al 1998.

“Sono entrato in contatto con queste persone per un sussidio finanziario”.

Si incomincia con piccoli prestiti, si dice. 

“L’inizio di solito è di poche migliaia di euro”.  

Per quanto tempo è andata avanti?

“Dal 1998 al 2007. Pagavo circa 10mila euro al mese, è stato accertato il reato di usura per tassi di interesse fra il 120  e il 127%  annuo”. Come si proteggono gli strozzini dalle denunce? “E’ molto, molto difficile, dimostrare il reato di usura ed estorsione. E  anche se ci si riesce, di solito il provvedimento di fermo non supera mai le 24-48 ore”.

Un paio di notti in cella, e poi di nuovo in giro, insomma. Quanto le hanno portato via? 

“La Prefettura ha accertato che nel giro di appena 4 mesi ho depositato su due conti correnti (uno personale e uno societario) 270-280mila euro. Nei giorni successivi sono stati prelevati 330mila euro e incassati da persone del mondo dell’usura. Ho documentato ogni versamento ed ogni prelievo, per incastrarli”.

A quanto ammontava il debito iniziale?

“A 2 milioni e 800mila lire”. 

Una cifra esigua per un imprenditore. Lei non sospettava nulla?

“All’inizio fila tutto liscio. Gli interessi sono alti, ma in genere su piccole cifre. I problemi nascono quando uno non ce la fa a pagare, a quel punto più cresce il debito e più sale l’interesse. Faccio un esempio. Supponiamo che io debba restituire 1.000 euro al mese, a un tasso del 40%. Ossia 400 euro d’interesse. Se pago solo 200 euro, il 40% si calcola su 1.200. Cioè quello che si deve va a sommarsi al prestito iniziale”.

Insomma, un meccanismo perverso, gli interessi si moltiplicano sempre. Ma lei quando ha iniziato ad avere paura sul serio?

“Le minacce iniziano quasi subito. Prima vogliono farti entrare nel giro. Finché resti “sul limite”, è lo stesso termine usato in banca, usano modi gentili”.

Mandano qualcuno dalla faccia buona, intende?

“Sì, finché sei solvibile sei uno da trattare bene. Poi iniziano le minacce pesanti, gli attentati. E le cose possono degenerare…”.

Fino a che punto?

“Nel mio caso hanno preso a farsi vedere a scuola dai miei figli. E lì mi sono spaventato, ho capito che dovevo denunciarli”.  

Lei adesso vive sotto protezione?

“No, assolutamente. Questa è una cosa da chiarire, non si ha la protezione di nessuno. La protezione te la devi cercare e dare da solo. Chi intraprende questo percorso non ha idea di quello che si troverà di fronte. Si comincia già in Prefettura. Dopo la denuncia gli adempimenti burocratici sono infiniti, c’è un sacco di tempo da aspettare. E intanto il negoziante o l’imprenditore che denuncia, perde anche quel minimo di liquidità di cui dispone”.

Da parte delle banche?

“No, quelle sono già sparite da un pezzo. Per via della magistratura, che blocca tutto, anche i conti dei parenti stretti. Chi denuncia, da quel momento non avrà più neppure 10 euro in tasca per fare la spesa. È completamente bruciato”. 

Sta descrivendo un viaggio nell’abisso.

”Beh, non sono pochi gli imprenditori che alla fine si suicidano, in genere lo fanno dopo che hanno sporto denuncia”.

È facile finire nelle maglie dell’usura?

“Sì, anche per pochi soldi. La maggior parte servono a mantenere un certo tenore di vita, per le vacanze o i regali”.

Chi sono gli usurai?

“Di solito piccoli malviventi. Nel mio caso invece erano personaggi legati al crimine organizzato, alcuni sono stati arrestati per narcotraffico. Con i soldi dell’usura, compravano la cocaina per il traffico di stupefacenti”.

Lei adesso che fa, per il futuro che prospettive ha?

“Io lavoro, ma non faccio più l’imprenditore. non posso!”.

Il peggio per Francesco O. è alle spalle. Ma come lui ce ne sono decine di migliaia.  Sapevano all’inizio a che sarebbero andati incontro? Quasi sicuramente no.

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