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Vasto: vendica moglie uccisa in strada

La vendetta per la sua Roby, travolta e uccisa in strada, ha armato la mano di Fabio. Per sette mesi non si è dato pace del fatto che Italo non solo avesse investito e ucciso la sua donna in motorino, per non avere rispettato il semaforo rosso, ma soprattutto non avesse fatto neanche un giorno di carcere. Questa impunità, in attesa di processo, gli è sembrata un affronto così grave da decidere di procurarsi una pistola e scaricare quattro colpi sul giovane 22enne mentre usciva da un bar di Vasto, in provincia di Chieti.

La vicenda – A luglio 2016 Italo D’Elisa investe e uccide Roberta Smargiassi, spostata con Fabio Di Lello dal 2015. A dicembre l’investitore viene rinviato a giudizio per omicidio stradale, legge approvata dal Parlamento appena pochi mesi prima (23 marzo 2016) dell’incidente. Fabio, 34 anni, calciatore semiprofessionista con una lunga carriera nelle quadre locali, dalla data dell’incidente non fa trascorrere giorno senza recarsi al cimitero sulla tomba di Elisa per piangere, accarezzarla, discorrervi. C’è chi dice che qualche volta si fermasse anche a mangiare. Il resto è nella cronaca di ieri, tardo pomeriggio.

L’uomo, dopo avere ucciso si è recato al cimitero e la depositato sulla tomba l’arma del delitto. Poi si è costituito ai Carabinieri e da ieri sera è rinchiuso in una cella del carcere di Torre Sinello a Vasto, dopo diverse ore trascorse nella caserma.

Il motivo del tragico epilogo è da ricercare nel fatto che Fabio non è riuscito ad elaborare la grave perdita: “La mia Roberta mi è stata rubata, rubata ai propri sogni, ai progetti di vita, rubata al suo desiderio di essere madre, rubata al mio amore…”, scriveva, aggiungendo anche: “Mi chiedo dov’è giustizia e mi rispondo: forse non esiste!”. fb-dilello

Come foto del suo profilo Facebook aveva scelto aveva scelto quella del film ‘Il gladiatore’, quando il protagonista torna a casa e scopre che la sua famiglia è stata sterminata.

La vittima dei 4 colpi sparati dalla calibro 9 impugnata dal Di Lello,  era imputata di omicidio stradale ed era stata rinviata a giudizio qualche mese fa: a breve avrebbe avuto la prima udienza dal gup e lo attendeva una pesante condanna. Dopo l’incidente, Italo era stato sottoposto a tutte le analisi e non era stato trovato né in stato alcolico né sotto effetto di sostanze. Ma da quel giorno, anche per il fatto che l’ ‘assassino’ era a piede libero, gli ‘scontri’ sui social e tra le varie fazioni si erano fatti pesanti. Manifestazioni con cortei per ‘chiedere giustizia’ da parte dei familiari di Roberta, con Fabio in testa, scontri sui social, liti mediatiche, la fiaccolata passando davanti all’ospedale fino al Palazzo di Giustizia, la preghiera nella Cattedrale San Giuseppe.

Come hanno dichiarato a ‘caldo’ i suoi avvocati Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni: “Quello che si è compiuto è un grande tragedia. E’ una vicenda che ha sconvolto per sempre tre famiglie”.

Una tragica vicenda la cui conclusione potrebbe essere stata fomentata, come asserisce l’avvocato Pompeo Del Re, rappresentante della famiglia di Italo, da “una campagna di odio da parte dei famigliari di questa ragazza che è stata coinvolta in questo terribile incidente che purtroppo ha portato a questo risultato. Ora ne vediamo le conseguenze. Vedevamo manifesti dappertutto. Continui incitamenti anche su internet a fare giustizia, a fare giustizia. Alla fine c’è stato chi l’ha fatta”.

Una vendetta con premeditazione: “A quanto pare – aggiunge Del Re – Italo è stato seguito, sono stati seguiti i suoi spostamenti e alla fine è stato ucciso. Sono stati esplosi più colpi di proiettile. E’ chiaro l’intento e la premeditazione da quanto si era verificato l’incidente”.

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