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Vatileaks: Emiliano Fittipaldi difende il suo ruolo

Mentre ieri si concludeva la terza udienza del processo sulla divulgazione di documenti vaticani riservati -Vatileaks-, rinviato a data da destinarsi con l’ammissione di tutti i testimoni richiesti dalle difese, Emiliano Fittipaldi, autore del libro inchiesta, Avarizia, domenica si è difeso a Più libri più liberi

GianniniIn un incontro al palazzo delle Esposizioni dell’Eur il giornalista, con il collega Massimo Giannini, ha spiegato al pubblico che il suo libro intendeva rivelare la mala gestione delle finanze vaticane -4 miliardi solo di patrimonio immobiliare, da parte di un comitato d’affari con interessi che nulla hanno a che fare con l’impegno verso i poveri-. “Eppure,” ha sottolineato Giannini “assistiamo a un’inversione kafkiana. Da un mese non facciamo altro che leggere, parlare e discutere di un altro scandalo: del come e perché questo libro sia stato pubblicato, chi ha dato i documenti a chi, come e perché. Il tutto infarcito, come nella migliore tradizione italiana, di intercettazioni a sfondo sessuale che niente hanno a che vedere con gli scandali della mala gestione delle finanze vaticane”.

Fittipaldi ha manifestato la sua indignazione rispetto a questo rovesciamento. Secondo il giornalista è paradossale che sia stato intentato un  processo contro due giornalisti, non per aver diffamato qualcuno, bensì perché questi hanno trovato e pubblicato notizie vere. Fittipaldi ricorda poi un particolare, a suo avviso, di grande rilievo: la Santa Sede non riconosce la libertà di stampa come un diritto. “Il reato che ci contestano” spiega “è la pubblicazione di notizie riservate, un reato che non esiste da noi” e aggiunge “I due libri imputati non contengono nulla di riservato, ma solo analisi economiche e finanziarie di traffici di monsignori vari. Invece, sono proprio gli scandali di cui si sta parlando a riguardare la vita privata di alcune persone, e le informazioni provengono da carte del Vaticano“.

L’autore cerca poi di dare al pubblico un’idea delle cifre in questione e spiega che parte dei soldi che ogni anno l’Ospedale Bambino Gesù riceve dall’SSN e dai politici viene accantonata in fondi segreti che ammontano a mezzo miliardo di euro e sono stati investiti dal Vaticano per acquistare azioni di società coinvolte in gravi inchieste giudiziarie. Fittipaldi sperava che la pubblicazione di questo libro avrebbe aiutato la parte della curia vicina a Francesco a velocizzare le pratiche per smontare certi sistemi: “Invece” dice “la reazione è stata di difesa e attacco” e si chiede se la Curia desideri davvero quella pulizia dagli scandali che sostiene di aver già intrapreso.

Giannini incalza: “Adesso bisogna infatti capire se e in che misura papa Francesco abbia la forza di prevalere sulle dinamiche interne alla Santa Sede che resistono al cambiamento. Da questo punto di vista abbiamo segnali contraddittori: da un lato Francesco continua a predicare contro la corruzione interna e cerca di rendere la Chiesa trasparente, aperta ai poveri, dall’altro la reazione all’uscita di questi libri e la procedura attuata per il vostro processo stupisce”. Secondo Fittipaldi dopo la morte di Giovanni Paolo II si è aperto un tutti contro tutti che papa Ratzinger non ha avuto la forza di gestire. “Ora” spiega l’autore “si sono aggiunti gli uomini di Francesco, ma il Papa non ha presa su tutta la Curia, è molto più solo di quanto pensiamo”.

A conclusione dell’incontro Fittipaldi insiste sull’argomento e a proposito dello IOR sostiene: “Papa Francesco da un lato può fare molto di meno di quello che vuole, dall’altro forse vuole fare meno di quello che dice, e sicuramente la Curia romana non vuole perdere prebende, potere e denaro, e sono risorse che non vuole usare per gli ultimi bensì per i primi, i principi della Chiesa”.

Infine Fittipaldi difende il proprio ruolo e puntualizza: “Il vero giornalista di fronte ad una rivelazione ha tre soli doveri: valutare se quella notizia è di interesse pubblico, verificarne l’attendibilità e pubblicarla. Se non lo fa, se la tiene nel cassetto, smette di essere un giornalista e diventa un vile ricattatore“.

Vania Amitrano

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