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Venezuela, 3 morti in proteste contro Maduro

Sono almeno tre le persone morte ieri in Venezuela nelle manifestazioni di protesta contro il governo di Nicolas Maduro.

Un giovane di 17 anni, Carlos José Moreno, è morto a Caracas, vittima di un colpo d’arma da fuoco alla testa. Uccisa a colpi di pistola anche una donna di 23 anni, Paola Ramirez, a San Cristobal, nell’ovest del Paese. A sparare i colpi fatali sarebbero stati i membri di un colectivo armato: secondo diverse ONG come Human Rights Watch, alcuni dei collettivi di “promozione sociale e politica” legalmente riconosciuti in Venezuela hanno in realtà una struttura paramilitare, e fanno uso sistematico della violenza contro gli oppositori al governo di Maduro.

La terza vittima di ieri, secondo la BBC Online, è un agente della Guardia nazionale ucciso negli scontri a sud di Caracas.

Ieri la Tavola dell’unità democratica, il variegato fronte delle opposizioni, aveva organizzato la “madre di tutte le manifestazioni”: in tutte le città del Paese sono scese in piazza decine di migliaia di persone, per chiedere al presidente di trattare con le opposizioni per arginare la gravissima crisi economica in cui versa il Venezuela, nonostante il suo sottosuolo sia fra i più ricchi del mondo. Nel frattempo a Caracas i sostenitori di Maduro hanno organizzato una contromanifestazione a sostegno del governo.

Le opposizioni vorrebbero organizzare un referendum revocatorio di metà mandato, uno strumento previsto dalla costituzione del Venezuela per confermare o revocare la carica del presidente, e di rilasciare i prigionieri politici. La scadenza naturale del mandato di Maduro è nell’autunno 2018. La reazione del governo è stata di chiusura totale: a fine marzo la Corte Suprema, fedele al presidente, ha esautorato il Parlamento, controllato dalle opposizioni. La mossa è stata definita come un “auto-colpo di Stato”. Dopo tre giorni la Corte è tornata sui suoi passi, ma era troppo tardi per non scatenare la rabbia di gran parte dei venezuelani.

Per oggi si attendono altre manifestazioni e probabilmente altri scontri. Esponenti dell’opposizione hanno definito la giornata di ieri come un “secondo giorno dell’indipendenza”, mentre Henrique Capriles, leader della Tavola, ha chiesto ai suoi di continuare a manifestare.

Secondo il presidente, in tutto il Paese sono state arrestate più di trenta persone. Maduro ha accusato i suoi oppositori di aver attaccato le forze di sicurezza e saccheggiato i negozi, già semivuoti per via della gravissima crisi economica in cui versa il Paese.

Gli USA guardano con preoccupazione agli sviluppi della crisi politica in Venezuela. Lo ha detto ieri il Segretario di Stato Rex Tillerson: il presidente Donald Trump è convinto che Maduro stia cercando di “soffocare” la voce dell’opposizione, e impedire all’opposizione “di parlare liberamente e di organizzarsi in modo da esprimere il pensiero del popolo venezuelano”.

F.M.R.

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