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Verdini, Romeo, Renzi, Consip: le tangenti Pd

Oggi pomeriggio Tiziano Renzi, padre dell’ex premier sarà dai giudici per difendersi dalle accuse che lo vogliono intermediario di favori e tangenti nell’ambito dell’inchiesta Consip. In attesa degli sviluppi, il mondo politico è in fibrillazione. Dalle indagini dei pm sulla commessa di 2,7 miliardi di euro, bandita nel 2014 e denominata Fm4 assegnata al re degli appalti pubblici Alfredo Romeo, potrebbero emergere nuove pesantissime accuse nei confronti del padre di Renzi che con il passare delle ore assume un ruolo predominante nel sistema corruttivo rilevato dai giudici di Roma e Napoli.

Tutto questo accade a poche ore dalla condanna a 9 anni di Denis Verdini per truffa e bancarotta fraudolenta del Credito cooperativo fiorentino, anche lui al centro del sistema di ricatti e tangenti che sta coinvolgendo il cosiddetto “cerchio magico” di Matteo Renzi.

Dai verbali pubblicati oggi, relativi al suo interrogatorio avvenuto a dicembre, Luigi Marroni, amministratore delegato della Consip, si scopre infatti che oltre all’imprenditore Carlo Russo e Tiziano Renzi, a fare “pressioni” su di lui ci sarebbe stato anche a Verdini.

“Carlo Russo mi ha fatto un vero e proprio ricatto. Mi chiedeva di favorire società che stavano a cuore a Verdini”. A Marroni, Russo chiedeva anche di “intervenire sulle commissioni di gara”, definendo Denis e Renzi padre come “artefici del suo destino professionale”.

Riguardo a Tiziano Renzi, ai pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano, l’amministratore delegato della centrale dei pubblici servizi ha dichiarato di averlo incontrato “a tu per tu a Santo Spirito, a Firenze”. In quell’occasione, il padre dell’ex premier gli avrebbe chiesto di “accontentare” le richieste di Russo.

L’ombra dello scandalo Consip si allunga sempre di più, e potrebbe comportare conseguenze imprevedibili sullo stesso Governo Gentiloni, già messo sotto i riflettori a causa del ministro dello Sport Luca Lotti, accusato di rivelazione di segreto e favoreggiamento e contro cui il M5S intende presentare a breve una mozione di sfiducia.

AL momento, il Governo può contare su 167 senatori, secondo il conteggio fatto da Repubblica. Ma non dobbiamo dimenticare che proprio ALA (Alleanza-Liberalpopolare-Autonomie) il gruppo parlamentare fondato da Verdini,  al Senato si è spesso rivelato decisivo per il Governo stesso. A questo va poi ad aggiungersi l’incognita dei 14 del Movimento democratici e progressisti, nati dalla scissione del Partito democratico e che ancora non hanno preso una posizione definita. Già in rotta con Matteo Renzi, questi potrebbero cogliere l’occasione per affossare definitivamente non solo la sua candidatura a segretario del partito, già fortemente compromesso per lo scandalo Consip in cui è coinvolto il padre, ma la stessa sopravvivenza politica dell’ex premier, e non solo all’interno del Pd.

Proprio per questo, riporta il Corriere della Sera, Franceschini, Fassino e Martina vorrebbero convincere Matteo Renzi a posticipare Congresso e primarie, previste per la fine di aprile ed evitare così che il confronto si trasformi in una battaglia intestina.

L’indagine sulla centrale degli acquisti pubblici si divide in realtà in due filoni, uno riguardante il ministro Lotti e retto dalla Procura di Roma e l’altro, quello principale, portato avanti dalla Procura di Napoli e che si concentra principalmente sulle tangenti che secondo l’accusa, l’imprenditore Alfredo Romeo avrebbe dato a Carlo Russo e poi a Tiziano Renzi per il loro ruolo da “mediatori” nei confronti di Luigi Marroni, al fine di ottenere una concessione miliardaria nella “gara d’appalto più ricca d’Europa”.

La parabola politica di Denis Verdini. Dal PRI a Forza Italia, poi la rottura con Silvio Berlusconi e il sostegno al Governo Renzi,  fino alla condanna a 9 anni e l’interdizione dai pubblici uffici. Si conclude così la parabola politica del senatore ALA Denis Verdini, considerato il vero artefice del Patto del Nazareno che per la prima volta univa in un comune progetto di riforme FI e Partito democratico.

“Denis è più renziano che berlusconiano – sintetizzava nel 2014 un ex deputato del Pdl – Berlusconi è un immorale, ma con sentimento, Verdini è un amorale, un personaggio da film di Tarantino, uno che ti ammazza mentre indossa lo smoking. Simile a Renzi”.

Il processo a Verdini e ad altri 45 imputati era iniziato il 13 ottobre 2015, in seguito al commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino da parte della Banca D’Italia per tutta una serie di gravi irregolarità riscontrate nel 2010. Oggi, dalla sentenza di primo grado emerge che il fondatore dell’ALA (Alleanza-Liberalpopolare-Autonomie) ed ex editore de Il Foglio (15% delle quote) usava l’istituto bancario di cui era presidente come una specie di salvadanaio personale a cui attingere, favorendo alla bisogna la propria cerchia di “amici”.

Ma quello che si è concluso ieri sera è in realtà un doppio processo: oltre al filone relativo al Crac del Ccf, per cui Verdini è stato condannato a sette anni per bancarotta fraudolenta. Il secondo invece è legato ai fondi dell’editoria gestiti illegalmente da parte della Ste, la Società Toscana di Edizioni che pubblicava il Giornale della Toscana, e della Sette Mari. Al senatore sono stati quindi aggiunti altri tre anni per truffa. 

Condannato anche Massimo Parisi, deputato di ALA insieme ad alcuni imprenditori, l’ex direttore generale del Ccf, i componenti del consiglio di amministrazione dell’istituto, i componenti del collegio sindacale, gli amministratori della società che pubblicava il Giornale della Toscana e quelli di un’altra società che distribuiva il settimanale Metropolis. Infine, è stato condannato anche Massimo Parisi deputato di ALA, il gruppo parlamentare di Verdini. Per nessuno di essi è stato riconosciuto il reato di associazione a delinquere, mentre per tutti i reati di truffa ai danni dello Stato per i contributi all’editoria legati agli anni 2005, 2006 e 2007 è scattata la prescrizione.

Verdini, Parisi e altri nove condannati sono tenuti anche al pagamento di 2,5 milioni di euro per reati di truffa ai danni dello Stato, da versare quindi alla presidenze del Consiglio dei ministri. Oltre a questo si dovranno far carico delle spese legali (20mila euro) e delle spese processuali (altri 20mila) e dei danni alla Banca d’Italia che si è costituita parte civile per 175mila euro.

In totale le condanne in primo grado sono state 20 su 43 imputati: tra questi ci sono quelli i cui reati sono stati prescritti, un imputato che è deceduto e tre che sono stati assolti.

Gli avvocati di Verdini hanno fatto sapere che ricorreranno in appello. Nel marzo del 2016 Verdini era stato condannato in primo grado a due anni di carcere nella vicenda della costruzione della scuola dei Marescialli dei carabinieri di Firenze, una struttura che ospita una parte della formazione dei carabinieri nazionale. Quel processo rientrava nella cosiddetta vicenda “grandi appalti”, che riguardava appalti pubblici indetti fra le altre cose per il G8 della Maddalena del 2008 e i Mondiali di nuoto di Roma del 2009. Lo scorso ottobre Verdini era stato prosciolto con una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

 P.M. 

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