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Via al congresso del Pd, Renzi: si chiude un ciclo

Il Congresso del Pd si farà, e in tempi brevi. Con 107 sì, 12 no e 5 astenuti, la direzione del Partito democratico accelera i tempi e dispone la convocazione di un’assemblea per dare l’avvio al prossimo Congresso già nel weekend.

In realtà, per Statuto, la Convenzione e le successive Primarie (le due fasi in cui si articola il Congresso) andrebbero svolte ogni quattro anni e quindi, non se ne sarebbe dovuto parlare fino all’autunno prossimo (l’ultimo congresso si è infatti svolto tra settembre e dicembre 2013).

Ma il presidente Matteo Orfini ha deciso di ignorare la proposta della minoranza dem che chiedeva di rispettare i tempi di convocazione invitando a “sostenere il governo Gentiloni fino a scadenza naturale mandato”, e puntando alla convocazione di una conferenza programmatica “alla fase finale della scelta della leadership da svolgersi fra i mesi di ottobre e novembre 2017”.

Ai voti è infatti andata solo la proposta della maggioranza, sostenuta dall’ex premier e attuale segretario del Pd, Matteo Renzi, nella quale s’invitava il presidente “a convocare l’assemblea per l’avvio dell’iter congressuale auspicando la definizione di regole analoghe a quelle utilizzate per lo svolgimento del congresso del 2013”. A firmare l’ordine del giorno Mirabelli (Areadem), Ermini e Marcucci (renziani), Paris (giovani turchi), Campana (area di Maurizio Martina).

Ma in che modo il Congresso del Pd potrà essere anticipato? Ebbene, sempre secondo il regolamento, il Partito potrà essere riunito prima del tempo o con le dimissioni di Renzi dalla sua carica di segretario o attraverso una mozione sfiducia nei suoi confronti da parte dell’Assemblea nazionale.

La posizione dell’ex premier all’interno del Partito, soprattutto dopo il fallimento politico del referendum del 4 dicembre per la riforma della legge elettorale, non è sicuramente tra le più facili. “Dopo il 4 dicembre le lancette della politica sono tornate indietro, quasi ai tempi della Prima Repubblica – ha affermato Renzi – sono tornati i caminetti, ci si perde nei litigi e non si fanno proposte”. 

Renzi: Si chiude un ciclo alla guida del Pd. “Ho preso un partito al 25% e l’ho portato al 40,8%. Ho dato una casa europea al Pd, inserendolo nel Pse. Ma ora si chiude il ciclo. E chi perde rispetta l’esito del voto. Io non dico andate, dico venite, confrontiamoci, vediamo chi ha più popolo” ha continuato l’ex premier, che riguardo a possibili scissioni ha aggiunto: “Non voglio nessuna scissione: se deve essere, sia una scissione sulle idee, senza alibi, e non sul calendario. Agli amici e compagni della minoranza voglio dire: mi dispiace se costituisco il vostro incubo, ma voi non sarete mai il nostro avversario, i nostri avversari sono fuori da questa stanza”.

“A chi in questo partito vuole giocarsi la carta della contendibilità della leadership dico porte aperte, ma il mondo fuori da qui ha Trump e Le Pen, mentre in Italia si discute di caminetti e polizze vita. Bisogna cambiare passo. Dobbiamo uscire da una sorta di terapia di gruppo per cui noi ci parliamo addosso mentre l’Europa corre” ha concluso Matteo Renzi.

A conferma della crisi e delle divisioni interne al Partito democratico, Pier Luigi Bersani, all’indomani della direzione, parla di “scissioni già avvenute”. “Qui non è questione di calendario” del congresso, “quella è una tecnica. Qui il problema è se siamo il Pd o il Pdr, il Partito di Renzi. Io da Renzi non mi aspetto nulla, ma chi ha buonsenso ce lo metta. Perché siamo a un bivio molto serio” ha concluso Bersani.

“Scindersi oggi di fronte ad una destra che è sempre più aggressiva e agita l’odio – ha affermato il ministro della Giustizia Andrea Orlando –  credo che sarebbe una responsabilità che non ci potremmo in alcun modo perdonare”.

Per quanto riguarda l’ipotesi di  elezioni anticipate, sia Renzi che l’ex premier Romano Prodi non sentono l’urgenza di andare al voto: “Si voti al tempo dovuto, nel 2018, con collegi uninominali” ha affermato Prodi.

 Nel suo intervento Renzi ha disegnato la road map del Pd nei prossimi mesi, da condividere con una lettera inviata a tutti gli iscritti che contiene sinteticamente tutti i punti enumerati in direzione.

Intanto, l’assemblea del Partito democratico si terrà domenica all’hotel Parco dei Principi di Roma e il Nazareno starebbe già per far partire la convocazione dei delegati.

 

 

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