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Volkswagen, l’inchiesta si allarga. Il titolo crolla in Borsa

Volkswagen è finita nello scandalo per emissioni ‘truccate’ su auto diesel. Il gruppo automobilistico è accusato di aver progettato un software, montato sulle centraline dei motori 4 cilindri diesel dei marchi Volkswagen e Audi che inganna i controlli sui gas di scarico. La nota casa tedesca ha ammesso  di aver sistematicamente eluso i test di inquinamento atmosferico delle proprie vetture diesel Tdi vendute negli Stati Uniti tra il 2009 e il 2015. Sarebbero coinvolte ben 482 mila auto dei modelli Maggiolino, Golf, Jetta e Passat e questo potrebbe valere fino a 18 miliardi di dollari di sanzione, circa 37.500 dollari per ciascuna unità “manomessa”. Intanto un portavoce della casa tedesca, nata nel 1937 sotto la dittatura di Hitler, ha annunciato che bloccherà la vendita dei modelli diesel 4 cilindri di Volkswagen e Audi negli Stati Uniti. I modelli in questione rappresentano il 23% delle vendite del gruppo tedesco negli Usa in agosto. Nel mentre il ministero tedesco dell’Ambiente ha ha ordinato dei «test approfonditi» su tutti i modelli diesel Volkswagen.

Lo scandalo che ha messo nei guai Volkswagen è stato smascherato grazie ad uno studio della West Virginia University che risale al maggio del 2014.  La “United States Environmental protection agency” (Epa) inizia infatti a indagare quando il “Center for alternative fuels, engines & emissions” dell’Università della West Virginia pubblica i risultati di uno studio commissionato dal “Council on clean transportation”. Lo studio è finalizzato a quantificare i livelli di emissioni di motori diesel per autovetture misurati in normali condizioni d’uso (ovvero testati su strada e non “al banco”, come avviene per i test di omologazione).

Durante i test i tecnici misurano livelli significativamente superiori a quelli attesi per due modelli Volkswagewn: una Jetta del 2012 e una Passat del 2013. Entrambe le vetture sono equipaggiate con il motore diesel 2.0 Tdi ad iniezione diretta. Lo stesso motore oggi al centro dello scandalo.

Per tutto il 2014, informata sui fatti Volkswagen respinge ogni accusa di dati falsati. Le differenze tra i valori misurati in fase di omologazione e quelli misurati “on the road” sono da ricondurre a «vari problemi tecnici relativi ai singoli veicoli e a condizioni d’uso non convenzionali», come forti accelerazioni, traffico intenso, stile di guida sportivo.

Nel dicembre 2014, Vw esegue un richiamo volontario per tentare di risolvere il problema. Ma ormai la macchina dei controlli si è messa in moto. L’Epa e il Carb (Calibornia air resolurces borad) chiedono con sempre maggiore insistenza spiegazioni sulle caratteristiche tecniche dei sistemi che controllano le emissioni del motore. In particolare, i tecnici chiedono a Vw di spiegare come mai «i sistemi di diagnostica del motore non segnalano i livelli di emissioni superiori a quelli consentiti». Nessun errore. Nessuna spia accesa.

Le spiegazioni fornite dai tecnici del colosso di Wolfsburg non convincono gli ispettori americani. Risultato: l’Epa comunica a Volkswagen che vista la situazione non avrebbe rilasciato il certificato di conformità per i motori diesel model year 2016 che Vw era pronta a commercializzare negli Usa. Questo fino a quando il produttore non avesse fornito spiegazioni chiare sulle incongruenze misurate.

Solo a questo punto Vw ammette di aver progettato e installato sui veicoli incriminati un sistema capace di limitare le emissioni proprio nel momento in cui il veicolo viene sottoposto ai testi americani anti-inquinamento, grazie a un software che gestisce la centralina elettronica. Un trucco capace di bypassare, per anni, severi test governativi. Ma che è stato smascherato quando, sulla sua strada, ha incontrato un gruppo di testardi ricercatori della West Virginia University.

Volkswagen paga cara in Borsa la truffa ai controlli sulle emissioni dei motori diesel negli Usa. Le azioni del numero uno europeo dell’auto hanno perso il 18,6% a Francoforte dopo essere scese a metà mattinata fino a un minimo di 126,40 euro, con un calo di oltre il 22% rispetto ai 162,4 della chiusura di venerdì. Il titolo sconta la maximulta che il gruppo potrebbe vedersi infliggere dalle autorità Usa (multa che nel peggiore dei casi, in base alla normativa dell’Epa, l’ente americano per la protezione dell’ambiente, potrebbe arrivare fino a 18 miliardi di dollari). E la prospettiva dell’indagine penale avviata dal ministero della Giustizia americano per violazione delle norme anti-smog.

L’indagine statunitense sulla casa di Wolfsburg sullo scandalo delle emissioni si allarga a tutto il mondo. Anche in Corea e Australia si annunciano controlli sulle vetture: il colosso tedesco vende il 40% delle sue auto in Asia, ma è nel Vecchio continente che rischia di più. Anche la Francia chiede l’avvio di una inchiesta in Europa.

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