amarcord

Yoox e la cineteca di Bologna restaurano Amarcord.

“Se si uniscono amare, core, ricordare e amaro, si arriva ad Amarcord”, diceva Fellini a proposito del suo film che a settembre avanzerà lungo il tappeto rosso della 72/a edizione del Festival del Cinema di Venezia grazie alla Cineteca di Bologna e a YOOX.com, piattaforma e-commerce tutta italiana.

La pellicola restaurata di Amarcord al quarantesimo compleanno dall’Oscar per il miglior film straniero sarà proiettato in anteprima mondiale con la partecipazione del Comune di Rimini, la Warner Bros e la Cristaldi Film che nel 1973 realizzò il film.

Finalmente una prova di orgoglio italiano: l’azienda Yoox.com a quindici anni dalla sua nascita festeggia partecipando al restauro di una delle più iconiche pellicole del nostro cinema ed è già attesa per quello che si prevede essere un evento.

Ma cosa significa restaurare un film?

Serve l’esperienza e una certa dose dell’alchimia de L’immagine Ritrovata, il laboratorio di fama mondiale della Cineteca di Bologna, scrigno nel quale 70mila pellicole, 200 poster originali e un milione e mezzo di foto sono custodite.

Restaurare un film è simile al restauro di un affresco: lo scopo è ripristinare l’integrità fisica dell’opera, in questo caso la pellicola, per restituire all’occhio quello che il tempo necessariamente distrugge, o semplicemente rompe o sporca.

Sembra facile a sentire Davide Pozzi, direttore del laboratorio: il film viene scansionato alla velocità di un fotogramma al secondo in modo da trasformare la pellicola in file, a quel punto ognuna delle circa 160 mila immagini viene stabilizzata, ripulita dalle possibili righe, insomma ricostruita a computer.

Stessa magia per quel che riguarda il suono che dopo esser stato pulito e ricostruito viene montato insieme alle immagini. Ma la parte più difficile è la lealtà verso l’originale e che originale: sarà questa la scommessa del progetto la cui ambizione è proprio rendere omaggio al film definito da Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna un monumento del cinema italiano, un olimpo minore i cui protagonisti indimenticabili saranno apprezzati dal pubblico straniero di oggi così come stregò il pubblico del 1973.

In un’epoca di remake ridicoli quando non sono inopportuni, si ha finalmente il coraggio di riscoprire un classico, di riportare alla ribalta un mondo fatto di strade acciottolate, di campagna in cui un pazzo si arrampica su un albero per gridare “voglio una donna”, un mondo in cui una giunonica tabaccaia è l’oggetto del desiderio d’ogni adolescente, un mondo fatto di balli al Grand Hotel, di corse dietro la macchina del duce che passa per il paese, un mondo di dialetti e di atroce umorismo. Un mondo i cui protagonisti si chiamavano Titta, Volpina, il Pataca, Ovo, Gigliozzi, Oliva, Naso, Candela, Biscein e Don Balosa.

Un mondo in cui i fianchi della bella Gradisca disegnavano l’orbita di tutti i sogni. Un mondo la cui fine rende il ricordo ancora più amaro. Non resta che consolarsi all’idea di poterne vedere la versione restaurata con un’aggiunta di scene eliminate.

L’appuntamento è a settembre.

 Flavio Balzano

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