Proprio nel giorno in cui 40 anni fa a Berlino, era il 30 aprile del 1945, Adolf Hitler moriva suicida nel suo bunker, si inaugura a Monaco, la città della Baviera che fu la culla di quella ideologia e del relativo movimento politico che portò la Germania ad entrare in guerra nel 1939 e ad allearsi successivamente con l’Italia, un museo dove verranno ricordati i crimini del nazismo. L’edificio che ospita questo “Centro di documentazione sulla storia nazional-socialista” si trova proprio nel cuore della città. A dirigerlo, Winfried Nerdinger, figlio d’un membro della resistenza locale.
“Per Monaco- afferma Nerdinger – è stato più difficile che per le altre città della Germania, perché era una città più caratterizzata rispetto a qualsiasi altra città”. “E’ qui – ha aggiunto – che tutto è cominciato”. Nerdinger ha spiegato che il principale obiettivo del Centro è quello di mostrare come Monaco, che si presenta come terra di tolleranza con la sua ricca scena artistica e con i suoi “Biergarten”, si è progressivamente piegata alla perversione nazista. L’esposizione permantente, su quattro piani, presenta in tedesco e inglese fotografie e video che ricordano l’epoca, dalle grandiose parate militari alla distruzione della città per i bombardamenti alleati. Nerdinger intenzionalmente ha rifiutato di mettere in esposizione uniformi naziste a stendardi giganti con le croci uncinate, per evitare un’enfatizzazione dell’estetica nazista. Invece, il visitatore potrà attardarsi su una poesia vergata a mano e macchiata di sangue, che è stata ritrovata nella tasca del resistente Albrecht Haushofer, la cui esecuzione avvenne poco prima della fine della guerra.
Un altro museo dedicato ai crimini nazisti si trova a Berlino. Inaugurato cinque anni fa, è stato nominato “Topografia dell’orrore”. Sorge proprio dove la Gestapo, la polizia segreta nazista, e le SS avevano stabilito il loro quartier generale, al 8 e 9 della Prinz Albrecht Strasse. Gli unici resti che vi sono stati conservati sono le vecchie cantine della Gestapo. Sembra che circa 15 000 persone, nemiche reali o immaginarie del Führer, vi siano state improgionate dal 1933, data della presa di potere di Hitler, alla fine della guerra nel 1945. Dopo la guerra, quello che rimase dell’edificio, fu raso al suolo lasciando al suo posto solo un terreno.Il direttore di questo museo è invece un rabbino e storico.
Come è facile intuire, mentre i sopravvissuti vogliono dimenticare gli anni tremendi sotto il regime nazista, terminati solo con la fine della seconda Guerra Mondiale, ancora oggi, 70 anni dopo, la Germania pensa a costruire nuovi musei della memoria. Forse, perché è solo guardando alla storia passata, anche quella più buia, che si possono trarre insegnamenti in positivo. Per non dover commettere più gli stessi errori.