Aereo Egyptair, torna l’ipotesi dell’esplosione

Sul disastro dell’aereo egiziano caduto giorni fa nel Mediterraneo si riaffaccia l’ipotesi dell’esplosione. Secondo un medico legale egiziano, lo suggerirebbero i primi rilievi autoptici svolti sui resti umani ritrovati in mare. Il velivolo, un Airbus A320 della compagnia Egyptair, era partito da Parigi con 66 persone a bordo, tutte decedute: 56 passeggeri, sette membri dell’equipaggio e tre del personale di sicurezza.

Il medico, che ha parlato con l’Associated Press a condizione di restare anonimo, sostiene di aver fatto parte dell’équipe che li ha esaminati al Cairo. I dottori avrebbero ricevuto circa 80 frammenti, sottoposti a test del DNA per identificarli e restituirli ai familiari. Non sarebbero stati danneggiati né dalla fauna marina, né dalla permanenza nell’acqua. A destare preoccupazione sono soprattutto le loro dimensioni: “Non ce n’è nemmeno uno che sia il pezzo intero di un corpo, come un braccio o una testa”. Quindi, prosegue il medico, “la spiegazione logica è che si sia trattato di un’esplosione”.

Hisham Abdelhamid, capo dell’Istituto di Medicina legale egiziano e della squadra investigativa, ha provato a moderare i toni: secondo lui si tratta di mere “ipotesi”, “destituite di fondamento” e non indicative del punto di vista del suo dipartimento. Abdelhamid ha invitato i media a “non pubblicare voci menzognere che danneggiano gli interessi superiore dello Stato e la sicurezza nazionale”, e non ha tralasciato di minacciare il ricorso alla giustizia.

Intanto è giallo sulla presenza di esplosivo a bordo. Secondo la BBC, durante gli esami sui resti umani ne sarebbero state ritrovate tracce. Ma un portavoce del ministero della Giustizia egiziano ha smentito tutto. E altri commentatori hanno fatto notare che un’esplosione a bordo era inevitabile: anche se non è esploso in volo, un aereo che cade per chilometri si disintegra quando colpisce il pelo dell’acqua.

Ieri è stata rimessa in discussione anche quella che sembrava una delle poche certezze. I testimoni greci avevano riferito che l’aereo, prima di inabissarsi, avrebbe effettuato virate brusche. La tesi era stata rilanciata dal ministro della Difesa greco Panos Kammenos. Ma Ehab Mohieldin – amministratore delegato di NANSC, l’Ente nazionale egiziano di servizi per la navigazione aerea – ha contraddetto anche questo elemento:

L’aereo è apparso a un’altezza di 37 mila piedi all’interno dello spazio aereo [greco, NdR] senza alcuna deviazione, poi è scomparso dagli schermi dei radar dopo meno di un minuto.

Dopo le smentite alle indiscrezioni dei giorni scorsi – ad esempio che il personale di bordo avesse segnalato una perdita di fumo, o che avesse tentato un atterraggio di fortuna –restano solo certezze coniugate in forma negativa. Ad esempio, nessuno finora ha rivendicato un eventuale attentato. Questo non basta ad eliminare la pista terroristica dal quadro degli inquirenti, ma non esclude nemmeno tutte le altre ipotesi come quella di un’avaria.

Non sono state ancora ritrovate nemmeno le due scatole nere dell’Airbus. Le ricerche procedono sul fondo del mare: oltre al sottomarino egiziano telecomandato, in grado di operare a tremila metri di profondità, in azione già da diversi giorni, da oggi si è aggiunto anche il ricognitore francese Jacoubet.

F.M.R.

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