Bomba dell’ISIS a Giza, 10 morti

Sette poliziotti e tre civili sono rimasti uccisi ieri nello scoppio di una bomba al Cairo. Secondo quanto ha riferito la Procura, i feriti sono tredici. L’ordigno è esploso mentre gli agenti stavano entrando in una palazzina per effettuare perquisizioni legate a un’operazione antiterrorismo.

I fatti sono avvenuti ieri sera a Marioutiya, un quartiere di Giza – formalmente una provincia a sé, di fatto la parte ovest, oltre il Nilo, della metropoli egiziana – a poca distanza dalle piramidi. Le forze dell’ordine erano state indirizzate sul posto da una soffiata, ma secondo le prime ricostruzioni sono cadute in una trappola tesa dai terroristi. Fonti ufficiali riferiscono che la bomba è esplosa mentre i poliziotti “si stavano occupando” di un ordigno rudimentale trovato in un appartamento, senza aspettare l’intervento degli artificieri. L’esplosione è stata talmente forte da distruggere una parte del muro esterno dell’edificio; le autorità hanno deciso di evacuare anche le tre palazzine vicine.

L’attentato è stato rivendicato su Twitter da militanti egiziani affiliati all’ISIS, contraddicendo la versione ufficiale che ne incolpava i Fratelli musulmani, l’organizzazione islamista che prese il potere in Egitto dopo la rivoluzione del 2011, di cui ricorre a giorni il quinto anniversario. I Fratelli musulmani furono rimessi fuorilegge – com’era accaduto sotto la presidenza di Hosni Mubarak – dalla giunta militare del presidente ora in carica, Abdul Fattah al-Sisi, salita al potere con un colpo di stato nel 2013.

In vista della ricorrenza, le autorità hanno ulteriormente stretto le maglie della rete di sicurezza. Già nei giorni scorsi il ministero dell’Interno egiziano aveva annunciato che non sarebbe stato tollerato nessun corteo e che a piazza Tahrir, luogo-simbolo della rivoluzione, si sarebbe tenuta una festa delle forze di polizia. Negli anni scorsi, le celebrazioni del 25 gennaio – data delle prime proteste contro il regime di Mubarak – sono spesso degenerate in scontri fra manifestanti e forze dell’ordine che hanno fatto decine di vittime.

Alcuni giornali online locali sostengono che la cellula di Marioutiya facesse capo ad Ansar bayt al-Maqdis, organizzazione terroristica attiva nella provincia del Sinai del nord. Nel novembre 2014, poco più di un anno fa, gran parte dei militanti degli Ansar ha giurato fedeltà al “califfo” Abu Bakr al-Baghdadi ribattezzandosi “provincia del Sinai” dell’ISIS. Sono gli stessi terroristi che hanno rivendicato l’abbattimento di un aereo passeggeri russo lo scorso 31 ottobre. L’attentato, costato la vita a 224 persone, è stato descritto come uno dei fattori che hanno convinto la Russia a intervenire in forze contro i jihadisti in Siria. Ma se così fosse, si tratterebbe del primo attacco degli Ansar al di fuori del Sinai, e potrebbe essere il segnale di una pericolosa escalation delle violenze dei seguaci di Baghdadi.

Fonti vicine alle indagini sostengono che nell’appartamento sventrato dall’esplosione sia stato trovato un laptop con immagini di possibili obiettivi di attentati in città. Tra di loro un commissariato di polizia situato a poca distanza dal luogo dell’esplosione, la prefettura di Giza e singoli esponenti delle forze dell’ordine.

F.M.R.

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