Il mondo occidentale torna a gran velocità verso il “buco”. L’allarme viene direttamente dall’Unodc, l’agenzia Onu per il contrasto delle droghe e del crimine organizzato.
Sul pianeta le estensioni di terreno coltivate con piante oppiacee, dicono gli esperti dell’Onu, hanno raggiunto i 200mila ettari. Un record mai toccato prima.
Sul pianeta le estensioni di terreno coltivate con piante oppiacee, dicono gli esperti dell’Onu, hanno raggiunto i 200mila ettari. Un record mai toccato prima.A tirare la corsa è l’Afghanistan, che da solo produce l’80% dell’oppio nel mondo. Da lì, sia pure con una certa lentezza, l’oppio percorre migliaia di chilometri dapprima sulle montagne a dorso d’asino, poi via via a ritmo sempre più veloce su camion, navi. Per approdare alla fine in Europa, ma in parte anche in Africa. I rapporti Onu dicono infatti che l’oppio comincia da un po’ a circolare in grande quantità nei paesi del West Africa, Nigeria e Togo, da dove spicca il volo verso il Nordamerica e il Sudamerica. Altri paesi coltivatori di papavero come la Birmania e il Laos stanno aumentando pure loro la produzione.
I grossi mercanti della droga hanno alzato quasi di botto la richiesta ai piccoli coltivatori afghani e indocinesi, perché sanno che sta per suonare “l’ora della riscossa”. Lo confermano i dati di mercato. Questione di mode, questione di crisi economica. E anche fra i giovani la voglia di fare nuove esperienze.
Sta di fatto che in Usa il consumo di eroina è salito in 2-3 anni dell’80%. Malgrado la paura del contagio Hiv con l’ago, i giovani tornano a “bucarsi”. Secondo il rapporto World Drug Report 2013, il fatturato del mercato illegale dell’oppio e dell’ero avrebbe raggiunto nel mondo la strabiliante cifra di 33 miliardi di dollari. E si impennerà ancora più nei prossimi 2 anni. I trafficanti di eroina sono pronti a riempirsi le tasche di soldi. E l’Afghanistan coltiva più papavero di quanto non abbia mai fatto nella sua millenaria storia.
Gli esperti da noi – Giovanni Serpelloni in prima fila, ma anche altri – sono certi che il boom dell’eroina su scala mondiale raggiungerà molto presto anche l’Italia e farà sentire i suoi effetti già alla fine del 2015.
E se ha creato sensazione la fine dell’attore Philip Seymour Hoffman, morto il 2 febbraio per overdose all’età di 46 anni, anche in Italia non si scherza: 7 morti per overdose fra Roma e Torino solo nell’ultima settimana, tutti trovati per terra con l’ago ancora conficcato nel braccio. A Torino, dove la crisi economica picchia duro nelle fabbriche, l’ero sta di nuovo sbancando fra i giovani, tanto da avere raggiunto già ora gli stessi livelli percentuali della cocaina.