Dopo gli scandali delle calcio-scommesse, un altro polverone ha investito il mondo del pallone. La Procura di Napoli ha indagato 64 persone tra calciatori, procuratori e dirigenti di serie A e B per pratiche generalizzate di evasione fiscale e falsa fatturazione, relative alla compravendita dei giocatori.
Dodici milioni di euro di beni sequestrati dalla Guardia di Finanza, per quello che secondo gli inquirenti era un vero e proprio sistema finalizzato ad evadere le tasse al quale avrebbero partecipato 35 club calcistici.
Tra gli indagati 8 procuratori, tra cui Alessandro Moggi e molti “big” delle varie società, come i presidenti del Napoli e della Lazio, Aurelio De Laurentiis ed Andrea Lotito, l’ad del Milan, Adriano Galliani, compreso l’ex presidente della Juve, Jean Claude Blanc.
Il metodo adottato. L’ipotesi della Procura partenopea è che si tratti di un’evasione a più livelli: da una parte, i procuratori calcistici fatturavano alle sole società i servizi di intermediazione resi invece ai singoli calciatori. Da parte loro, i club deducevano queste spese dal reddito imponibile e omettevano sugli importi pagati il pagamento delle ritenute fiscali e previdenziali all’atleta. Nel sistema non mancava neanche il ricorso, da parte di alcuni agenti argentini di paradisi fiscali nei quali depositare il denaro rubato allo Stato.
Operazione Fuorigioco. L’inchiesta è nata nel 2012, quando gli uomini delle Fiamme Gialle avevano chiesto ulteriori documentazione sul passaggio del calciatore del Napoli Ezequiel Lavezzi al Psg e dell’attaccante argentino Cristian Chavez, arrivando ad esaminare i registri di 41 società. Ad incentivare l’evasione, probabilmente gli ingaggi dei calciatori troppo alti.