Si è conclusa la fase a gironi della Champions League e nell’urna di lunedì avremo solo il Milan.
Epilogo amaro e, almeno quanto alla Juve, anche sorprendente. L’Italia resterà rappresentata, diciamolo pure, dalla più debole delle tre squadre presentatesi ai nastri di partenza mentre perdiamo due pezzi da novanta: i bianconeri e il Napoli. Al termine di vicende, però, molto diverse.
Se sulla qualificazione dei partenopei era lecito avanzare dubbi già in sede di sorteggio, essendo stata, la formazione di Benitez, inserita nel “girone della morte”, con Borussia Dortmund e Arsenal, nessuno avrebbe pensato ad un’eliminazione così precoce dei campioni d’Italia.
Ma la Champions juventina era nata sotto una cattiva stella a partire dalla messe di reti fallite in Danimarca, proseguendo con la rimonta vanificata dal pareggio turco a Torino. Quello di ieri è stato solo l’ultimo capitolo di un’avventura ricca di rimpianti. Ieri e non l’altro ieri.
Perché ad Istanbul è accaduto l’impensabile. Partita programmata la sera del martedì, sospesa al 31 del primo tempo per una fitta nevicata e ripresa tra mille polemiche solo ieri, nell’insolito orario delle 15 (le 14 da noi).
Il campo era ai limiti, ma probabilmente anche oltre, la praticabilità. La neve continuava a cadere, anche se meno copiosa, ma il terreno era una palude. Conte e Mancini chiedevano un ulteriore rinvio, l’arbitro Proença era pure d’accordo, ma il delegato Uefa non voleva sentir ragioni. Si doveva concludere il programma. Si è giocato.
Diverse le considerazioni da fare in proposito: un terreno così penalizza sicuramente la squadra più tecnica (la Juve), ma anche chi deve cercare di far gioco (il Galatasaray che aveva solo la vittoria come opzione) e un orario del genere non favoriva di certo i rumorosi tifosi di casa (ancora a lavoro).
E il campo era lo stesso per entrambe. E su quel campo, per infame che fosse (e lo era davvero), i turchi hanno trovato con l’ex interista Snejider, la rete. La Juve no. Un po’ come a Perugia, nell’incandescente finale di campionato 1999/2000.
Quindi, giusto lamentare il mancato rinvio, quando ragioni di opportunità (anche la salvaguardia dell’integrità degli stessi giocatori) e di buon senso consigliavano il contrario, ma sarebbe sbagliato imputare l’eliminazione bianconera alla palude dell’Ali Sami Yen.
Ora per la Juve si prospetta un esilio nella meno nobile Europa League. Con il contentino di una finale già programmata proprio allo “Juventus Stadium”. A Conte, giocatori e dirigenza bianconera, oggi, c’è da giurarci, non potrebbe fregargliene di meno.
L’altra eliminata è il Napoli. Eliminata, però, ma non così delusa, nonostante le lacrime versate a fine gara da Higuaìn e soci. Il girone era durissimo e la squadra di Benitez ha fatto la sua parte fino in fondo, sommando la bellezza di 12 punti (c’è chi, come lo Zenit, si è qualificato a quota 6…) e battendo anche l’Arsenal nell’ultimo turno.
Al S.Paolo la situazione era disperata: vincere e farlo con tre reti di scarto per non dover sperare nel contemporaneo miracolo del Marsiglia con il Borussia. Che, fino a quattro minuti dal termine, era bloccato sull’1-1 dai marsigliesi ridotti in dieci (assurda l’espulsione, comunque) per 70’.
Il Napoli ce l’ha messa tutta, ha sempre condotto le danze, salvo una parentesi a metà primo tempo per rifiatare, ha trovato la rete del vantaggio con Higuain, goduto dell’espulsione di Arteta e, infine, raddoppiato con uno splendido pallonetto di Callejòn nel recupero. Ma il 2-1 tedesco in Francia aveva reso tutto inutile. Anche per il Napoli si aprono le porte dell’Europa League.
Il Milan, infine, era atteso dall’impegno, sulla carta, più agevole: due risultati su tre a disposizione, in casa, e con il giovane ma ancora acerbo Ajax. E’ stato 0-0 ma al termine di 90’ di sofferenza immane. Vuoi per il momento difficile dei rossoneri, vuoi per l’intraprendenza degli ospiti (alcuni “tifosi” dei quali si erano resi protagonisti, nel pomeriggio, di scontri con i manifestanti dei “forconi” e poi all’assalto di un Milan Point: sei sono rimasti feriti, ndr) e vuoi per la corretta espulsione di Montolivo con 68’ ancora davanti, la partita è somigliata ad una lunga agonia.
Ma in questi casi, la capacità di saper soffrire rimane una delle virtù maggiori del nostro calcio e la qualificazione era l’unica cosa che contava. Per il bel gioco rivolgersi altrove o sfogliare l’album dei ricordi.
Di più non era lecito chiedere. Milan fortunato? Entro certi limiti sì, ma la sfortuna accanitasi su Juve e Napoli lasciava al nostro calcio un ampio credito da riscuotere.