Dopo 27 mesi, torna il segno più davanti al Pil

Il Pil torna a crescere. Per la prima volta ricompare il segno '+' davanti alla percentuale che indica il valore totale di beni e servizi prodotti in Italia.

Dopo lo 0% del terzo trimestre 2013, il Pil a +0,1% certificato oggi dai dati Istat per gli ultimi tre mesi dello scorso anno dà maggior corpo all’inversione di tendenza che lentamente è stata rilevata dalla fine del 2012.

Tecnicamente, questa timida percentuale rappresenterebbe l’uscita dalla recessione economica che dal 2011 ha attanagliato l’Italia. Per trovare un segno positivo infatti, bisogna tornare indietro di ben 27 mesi, al secondo trimestre proprio di tre anni fa, quando il Pil era al +0,2% ma sarebbe precipitato di 0,4 punti percentuali nel trimestre successivo, mantenendo un segno meno fino a metà del 2013.

Il lieve incremento congiunturale – si legge nella nota ufficiale pubblicata dall’Istituto di Statistica – è la sintesi di un andamento positivo del valore aggiunto nei settori dell’agricoltura e dell’industria e di una variazione nulla del valore aggiunto nel comparti dei servizi.

Rimane una diminuzione del Prodotto interno lordo nazionale dell’1,9% rispetto al 2012 “per gli effetti di calendario. Si segnala che il 2013 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del 2012 e – ancora – la variazione acquisita per il 2014 è nulla”.

Positiva l’accoglienza dei dati da parte di Piazza Affari: il Ftyse Mib fa registrare un incremento dell’1%, l’All Share guadagna invece lo 0,94%. Lettura negativa invece da parte di Codacons, secondo cui “ci vorranno secoli per poter recuperare il Pil perso in questi anni di crisi”.

Anche palazzo Koch, all’interno del bollettino statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”, pubblica numeri che testimonierebbero una inversione del trend: quelli sul debito della pubblica amministrazione, che è sceso di 36,5 miliardi a fine dicembre 2013 rispetto al mese di novembre.

Un risultato raggiunto grazie agli effetti del provvedimento riguardante il pagamento dei debiti commerciali scaduti e il sostegno finanziario ai paesi dell’area Euro.

Al 31 dicembre del 2013 – si legge nel testo prodotto da Banca d’Italia – il debito delle Amministrazioni pubbliche è risultato pari a 2.067,5 miliardi. A fine 2012 il debito era pari a 1.989,5 miliardi (127,0 per cento del PIL).  L’aumento del debito registrato nel corso del 2013 (78,0 miliardi) ha riflesso il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (75,2 miliardi) e l’incremento delle disponibilità liquide del Tesoro (3,3 miliardi, a 37,7)”.

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