Fuochi d’artificio a meno due. Nella follia della rincorsa a chi dice l’ultima, tra i concorrenti premier ormai si gioca il tutto per tutto pur di strappare, all’ultimo minuto, qualche consenso elettorale in più, soprattutto tra gli indecisi. E la folle corsa riserva sorprese e scivoloni, battute e accuse, messaggi trasversali e minacce. Prima Berlusconi che accusa Bersani di fare il mafioso sulla legge per il conflitto d’interessi, poi il professor Monti che mette in guardia i potenziali elettori del Pd: “La Merkel non li vuole”. Poi lei, la cancelliera tedesca che smentisce: “Mai parlato di voto”. Un autogol. Certo e anche grosso come un grattacielo. Ma non pago il presidente del consiglio per bilanciare la gaffe fatta con la sinistra rilancia a destra e ne fa una più grossa della prima precisando che “se gli italiani votano ancora Berlusconi il problema sono loro”. Sarebbe interessante sapere, ora che il sondaggi sono stati silenziati, quanto possono avere pesato dichiarazioni del genere sulla sua “Scelta civica”.
A questo punto Pierluigi Bersani, risentito, esclude la grande coalizione. E sulla “gaffe impossibile” di Monti chiarisce: “I governi europei si rispettano reciprocamente. Escludo una grande coalizione, non è un bene per l’Italia”. Ma è dispiaciuto: “mi è sembrata più una gaffe del Professore che un’iniziativa della Merkel”.
Così Pier Luigi Bersani, respinge l’ipotesi di un’ingerenza della Cancelliera sulle prossime elezioni. E spiega, che la sensazione che ha avuto nel suo ultimo viaggio in Germania era tutta un’altra cosa. “Sul piano politico ognuno ha la sua famiglia, io sono orgoglioso di appartenere a quella dei progressisti, ma questo non significa che non vi sia rispetto tra i governi”.
Ma queste ‘scaramucce’ sembrano non pesare più di tanto sulle possibili future alleanze del dopo voto: “Se vinciamo noi – dice Bersani -è chiaro che siamo assolutamente disponibili e aperti a discutere forme di collaborazione e di convergenza”. Ma “che siano alternative al berlusconismo e al populismo. Anche se una grande coalizione è da escludere perché non è un bene per l’Italia”.
Insomma, quello che è certo è che a due giorni, anzi uno visto che dalla mezzanotte del 23 febbraio c’è il silenzio elettorale, tutto è ancora in alto mare. Tra poche ore terminerà l’intenso balletto mediatico che di proposte vere e costruttive ne ha viste veramente poche, così come tutti i leader si sono tenuti adeguatamente lontani dai problemi della gente a cominciare dalle proposte per uscire dalla crisi e trovare risposte credibili alla disoccupazione dilagante. E mentre il tempo si consuma è iniziato il count-down che martedì determinerà la nuova guida politica d’Italia.
Grillo l’antisistema, il vero outsider di questa campagna elettorale senza esclusione di colpi, riferendosi ai partiti sul suo blog scrive ancora: “Mandiamoli tutti a casa perché è molto difficile prendersi a calci nel culo da soli”. Nel mentre Piazza san Giovanni, a Roma, si sta organizzando per accogliere quella moltitudine di un milione di persone che non corrisponderà certo, anche per ragioni di capienza, ai numeri ipotizzati dal leader del M5S. Comunque la sorpresa potrebbe essere dietro l’angolo ed il termometro romano la dirà lunga anche sui possibili risultati.
A.B.