I primi passi del “Renzi I”: legge elettorale, Bot, spending review, lotta agli abusi

Oggi al Senato è atteso Renzi per le dichiarazioni programmatiche. Delrio ha però anticipato alcuni punti del programma. Legge elettorale, Bot, spending review, lotta ad abusi.

Dichiarazioni programmatiche. La prima prova del “Renzi I” sarà oggi pomeriggio al Senato, domani la replica alla Camera con il premier incaricato che conta di ottenere un’ampia fiducia. delrioUn discorso che tocchera’ diversi punti, dalla riforma della Pubblica amministrazione alla scuola, dal taglio del cuneo fiscale al lavoro. Ma il Capo dell’esecutivo si soffermera’ soprattutto sulle riforme istituzionali, a partire dalla legge elettorale. Nei fatti il suo braccio destro, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha già anticipato ieri al programma ‘In Mezz’ora‘ di Lucia Annunziata alcuni punti del programma che si intende realizzare sollevando non poche polemiche. Graziano Delrio ha ipotizzato l’aumento della tassazione sui Bot e dice no alla patrimoniale. In serata è arrivata una precisazione di Palazzo Chigi: “L’orizzonte del governo è quello di una riduzione della pressione fiscale attraverso una rimodulazione delle rendite finanziarie e delle tasse sul lavoro. Il tema della riduzione della pressione fiscale attraverso la rimodulazione, aggiunge l’ufficio stampa di Palazzo Chigi, sarà illustrato domani dal presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso del suo intervento in Parlamento per il voto di fiducia”. La Cgil boccia l’ipotesi. Forza Italia si scatena e va all’attacco. Si dovrà attendere mercoledì, quando il Tesoro metterà all’asta Bot semestrali per 8,5 miliardi, per conoscere la reazione degli investitori alla luce delle parole di Delrio.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio mette al primo posto delle cose da fare la riforma della legge elettorale: “L’Italicum non è congelato. La prima cosa da fare è l’approvazione della legge elettorale e lo faremo entro sei mesi”. Poi quella sul conflitto di interessi: “Quando dico che vogliamo far diventare l’Italia un Paese modello” significa anche che “abbiamo bisogno di una legge sul conflitto di interessi, è una cosa che il Paese merita”. Non manca nella ricetta Renzi per far ripartire il Paese l’aumento “del taglio del cuneo fiscale” perché “pensiamo – annuncia Delrio – di ricavare risorse in parte dalla spending review, in parte da operazioni industriali e dal rientro dei capitali. C’è una parte delle rendite finanziarie non in linea con la tassazione che c’è in Europa e questo argomento per reperire più soldi va valutato”. Poi, per spiegarsi, aggiunge: “Se una signora anziana ha messo da parte 100mila euro in Bot non credo che se gli togli 25 o 30 euro ne avrà problemi di salute. Vediamo…”. La patrimoniale invece “non la faremo. L’Imu fu una patrimoniale a tutti gli effetti, il governo Monti la introdusse perché il Paese aveva bisogno di sistemare i conti”. Ma resta la proposta di aumentare le tasse sui Bot a sollevare reazioni furiose:  “Non è un segnale giusto – dice da Israele Susanna Camusso, segretario della Cgil -. Meglio la patrimoniale perché il rischio di concentrarsi solo sui Bot in quella dimensione significa intervenire solo su un’area di ceto medio che ha già pagato pesantemente in questa crisi”. Un secco no alla proposta di Delrio arriva anche da Corrado Passera durante la presentazione del piano politico ‘Italia Unica’. NOn mancano mal di pancia anche in Forza Italia: da Mariastella Gelmini a Mara Carfagna passando per Annamaria Bernini e Daniele Capezzone, in casa Berlusconi il no è unanime. Il consigliere politico del Cavaliere, Giovanni Toti, ha chiosato: “Questo governo è partito male e continua peggio”. Dal Nuovo centrodestra, che sta con Renzi nella maggioranza di governo, è Renato Schifani in serata a dire “basta agli aumenti della pressione fiscale”. Pur senza mai nominare i Bot, il presidente di Ncd afferma: “Sono convinto che, nel campo della politica economica, non si possa più procedere con il fallimentare sistema di un aumento ulteriore della pressione fiscale. Neanche per soddisfare esigenze improrogabili, come la riduzione del costo del lavoro”.

Polemiche a parte, la sostanza delle cose resta ben diversa. Non è certo dall’aumento del prelievo sulle rendite finanziarie (Bot compresi, secondo quanto prospettato ieri dal sottosegretario alla presidenza Delrio), che verrà la “benzina” per far ripartire l’Italia. Un eventuale allineamento della tassazione alla media europea (l’Italia, col 12,5% sui titoli di Stato e il 20% su azioni, obbligazioni, dividendi e depositi, si colloca 2-3 punti sotto) garantirebbe di incassare al massimo un miliardo, dicono gli esperti. E comunque anche un inasprimento dell’aliquota del 12,5% sui titoli di Stato colpirebbe solo una piccola parte di questi, quelli in mano alle famiglie, ovvero 174 miliardi su un totale di 1.740 miliardi in circolazione (dati Banca d’Italia). Il 90% dei Bot, Cct e altri titoli di Stato è infatti detenuto da banche, assicurazioni e società finanziarie, tutti soggetti per i quali i redditi da capitale finiscono nell’imponibile fiscale complessivo, e che quindi sono indifferenti alle variazioni dell’aliquota secca. L’ipotesi avanzata da Delrio ha più un valore simbolico.

E’ piuttosto sulla spending review che il governo intende far leva per per azionare il programma di rilancio economico. Secondo gli esperti si potrebbero tagliare già nel 2014 almeno 4 miliardi di euro. Come? Un miliardo con l’estensione alle Regioni e alle forniture sanitarie del raggio di azione della Consip, la società dell’Economia per l’acquisto centralizzato di beni e servizi, e dal taglio della spesa per locazioni (730 milioni l’anno solo quella dello Stato centrale). Risparmi importanti dovrebbero arrivare dalla chiusura e messa in liquidazione delle società partecipate, in particolare quelle degli enti locali che ne contano oltre 2 mila in perdita, dalla rinegoziazione dei contratti di fornitura (energia, servizi, manutenzione), dalla riorganizzazione dell’amministrazione centrale con l’accorpamento di strutture (per esempio le scuole di formazione dei dirigenti), dall’attuazione dell’Agenda digitale, dal taglio dei costi della politica, a partire dalle auto blu. C’è poi il capitolo dipendenti pubblici: non ci saranno licenziamenti, ha detto Delrio. Ma la mobilità sì, per spostare il personale da dove non serve, e gli esuberi verranno gestiti con l’estensione al pubblico degli ammortizzatori sociali.

Un altro tassello importante sarà la lotta agli abusi. Si pensa infatti a ridurre gli incentivi alle imprese ed eliminare abusi e sovrapposizioni, anche con controlli più severi, nelle prestazioni sociali e assistenziali; riorganizzare informatizzando la giustizia, tagliando enti inutili e accorpandone altri. È chiaro che non tutto si potrà fare subito, ma almeno 4 miliardi si dovrebbero ricavare già nel 2014, secondo il governo, fermo restando l’obiettivo di raggiungere un taglio della spesa di 32 miliardi nel 2016. Quattro miliardi dalla spending review quindi, ai quali si aggiungeranno 3 miliardi dal rientro dei capitali nascosti all’estero, secondo il provvedimento varato dal governo Letta, e 3 miliardi da minore spesa per interessi sul debito, grazie all’andamento favorevole dei mercati.

Conti alla mano una decina di miliardi per finanziare una robusta riduzione, si parla di 7-8 miliardi, del cuneo fiscale sul lavoro: 2,5 miliardi in meno per le imprese con un taglio del 10% dell’Irap e il resto ai lavoratori dipendenti e ai pensionati attraverso un aumento delle detrazioni sui redditi bassi per ottenere fino a 450 euro l’anno in più per chi guadagna 15 mila euro. I restanti 2-3 miliardi potrebbero essere destinati agli incentivi per assumere i giovani e all’assegno minimo di garanzia, cioè un sussidio di disoccupazione cui avrebbero diritto anche in giovani che non riescono a trovare lavoro purché partecipino a un programma di formazione. Ci sono infine le entrate una tantum, come gli 8-10 miliardi dalle privatizzazioni impostate dal governo Letta e i proventi da un eventuale accordo con la Svizzera per il rientro dei capitali. Entrate che andranno a riduzione del debito.

 

 

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