Leggere è un rischio, ce lo assicura Alfonso Berardinelli, saggista e critico letterario, nel volumetto omonimo (2012, Edizioni Nottetempo): «Nella lettura i rischi sono ovunque. A volte li corre il testo, a volte li corre il lettore. Altre volte anche l’autore». I quattro brevi saggi raccolti nel libro, precedentemente pubblicati, integralmente o parzialmente, dal Sole 24 Ore, Vita e Pensiero e Il Foglio, si concentrano sulla figura del critico letterario, evidenziandone la componente fortemente autobiografica («un critico senza moventi autobiografici non si sa che cosa sia: non capisce lui stesso perché legge, quali autori leggere, come funziona il suo personale campo magnetico, cioè, diciamolo pure, la sua mente ermeneutica»), senza lesinare riflessioni sulle diverse possibilità di ricezione e interpretazione del testo, sulla scrittura poetica e sulle difficoltà insite nel suo apprezzamento critico («se si dimentica l’ingovernabile singolarità di autori e testi, se non si è in grado di percepirli e descriverli, si annega in categorie che sembrano universali e profonde, ma sono solo generiche») e sulla vibrante essenzialità dei versi di Caproni («Caproni ovvero l’essenzialità: la scossa elettrica di afferrare solo lo strettamente necessario e di colpire il bersaglio»).
Colpisce, nell’argomentare lucido e agile di Berardinelli, la naturalezza e sincerità con cui tratteggia la propria attività di critico senza infingimenti o accomodamenti, facendo risaltare ad un tempo la profonda conoscenza di percorsi e moduli ermeneutici e l’imprescindibile umanità di chi scrive: « il “vero” critico è un lettore, uno studioso, un filosofo, uno scrittore. È un critico della vita attraverso la letteratura e un critico della letteratura attraverso la vita».

