Uno Schengen 2 che sostituisca l’attuale trattato di libera circolazione dei cittadini in Paesi Ue, con regole comuni in materia di immigrazione. Lo propone l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy in un lungo articolo sul settimanale Le Point, in coincidenza con le Europee.
Sarkozy propone inoltre di conferire esclusivamente il potere legislativo all’Europarlamento (sottraendolo quindi alla Commissione europea), oltre a sancire l’esistenza di una doppia Europa, quella dei 18 dell’euro e gli altri dieci.
L’intervista dell’ex presidente francese, lunga ben sei pagine, è un accorato appello per l’Europa. Comincia con: “Per quanto posso ricordare, mi sono sempre sentito visceralmente francese”, per finire con: “Non lasciamo distruggere, oggi o domani, questo tesoro!”. Tra queste due frasi, le sue proposte e posizioni concrete:
“L’Europa ci protegge dagli eccessi ideologici dei nostri leader e le maggioranze che li sostengono”.
“Devo sospendere Schengen immediatamente e sostituirlo con un II Schengen che i paesi membri non hanno potuto partecipare dopo aver già adottato la stessa politica di immigrazione.”
“Dobbiamo smettere di credere al mito della parità dei diritti e delle responsabilità tra tutti i membri.”
“L’assenza di una leadership pone l’Europa a rischio, perché senza una visione, senza cappuccio e senza priorità.”
“La Commissione non dovrebbe avere poteri legislativi in quanto vi è un Parlamento europeo , è per lui e lui solo a legiferare “.
Per la prima volta da quando ha lasciato l’Eliseo due anni fa, Sarkozy ha preso la penna in Le Point (il forum è pubblicato anche in tedesco Die Welt), e investe il campo politico. Dicevano che era incerto sul fatto di pubblicare un testo un paio di giorni prima di un’elezione dominata da media-scettici e molti sondaggisti dicono acquisiti per Marine Le Pen.
Quattro giorni dalle elezioni europee, così importante per la Francia e per il continente, dà una lezione di fotogrammi coraggio del UMP (Union pour un mouvement populaire, il partito politico francese di centro-destra fondato nel 2002 dall’unione di più partiti conservatori, gollisti, liberali e democristiani) che ha sostenuto la moderazione e discrezione. Una ricca piattaforma di partenza per scatenare reazioni multiple.
Schengen è il nome di una città sita nello stato del Lussemburgo. In quella sede, nel 1985, un ristretto numero di stati europei (Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi), decise di creare un territorio privo di frontiere, aprendo la strada a un nuovo livello di integrazione europea: tale territorio venne denominato “spazio Schengen”. Uno spazio in cui viene garantita la libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone, e quindi finalità prettamente economiche, a far sorgere l’esigenza di una politica comunitaria di immigrazione (visti, asilo), non il contrario.
All’accordo tra i cinque Paesi fondatori del 1985, si aggiunge nel 1990 la “Convenzione di applicazione” (in vigore dal 1995). Agli Stati fondatori viene pertanto consentito di:
- abolire controlli interni tra gli Stati firmatari e di creare una frontiera esterna unica, lungo la quale i controlli all’ingresso nello spazio Schengen vengono effettuati secondo procedure uniformi;
-
adottare norme comuni in materia di visti, diritto d’asilo e controllo alle frontiere esterne onde consentire la libera circolazione delle persone all’interno dei paesi firmatari senza turbare l’ordine pubblico.
Nel corso degli anni successivi, quasi tutti gli Stati membri (esclusi Regno Unito e Irlanda), aderirono all’area Schengen, a riprova della validità del regime da essa introdotto. Tali accordi valsero a introdurre il ‘visto uniforme’ per soggiorni della durata massima di 3 mesi per i cittadini di stati terzi che volessero fare ingresso nell’area di Schengen, e il rilascio del permesso di soggiorno per permanenze superiori a 3 mesi.
A quali condizioni uno straniero può entrare in Italia
Il cittadino straniero (ovvero di Paese non appartenente all’Unione Europea e allo Spazio Economico Europeo) che voglia entrare in Italia deve necessariamente:
- presentarsi per l’ingresso nell’area Schengen attraverso un valico di frontiera fra quelli disponibili;
- essere in possesso di un passaporto o di altro documento di viaggio equivalente riconosciuto valido per l’attraversamento delle frontiere;
- disporre di documenti che giustifichino lo scopo e le condizioni del soggiorno;
- dimostrare di disporre di mezzi finanziari sufficienti in relazione alla natura, alla durata prevista del soggiorno, ed alle spese per il ritorno nel Paese di provenienza (o per il transito verso uno Stato terzo);
- non essere stato segnalato ai fini della non ammissione nel Sistema Informativo Schengen (SIS); non essere considerato pericoloso per l’ordine pubblico, la sicurezza nazionale o le relazioni internazionali di una delle Parti contraenti, da disposizioni nazionali o di altri Stati Schengen.
- essere munito, ove prescritto, di un valido visto di ingresso o di transito (di durata non superiore a 30 giorni).