Si studia, si scrive e si ratifica per eliminare problemi che in epoca passata hanno afflitto generazioni fin dall’infanzia. Ma le diseguaglianze nel trattamento dei bambini, anche dove i redditi sono più alti che altrove, persistono. Se ne occupa un nuovo rapporto Unicef, che classifica 41 Paesi dell’Ue e dell’Ocse e analizza la disuguaglianza in termini di reddito, istruzione, salute e soddisfazione nei confronti della vita. E’ la Danimarca a primeggiare come il Paese dove il divario tra i bambini che si trovano nella fascia più bassa della distribuzione del benessere e quelli nella fascia media è meno marcato. Israele, invece, è all’ultimo posto.
Ma l’Italia non se la cava troppo bene. Siamo indietro su tutto: sul divario reddituale relativo siamo al 35.mo posto su 41 paesi, sul divario nei risultati scolastici è al 22.mo posto su 37, nell’ambito della salute è al 28.mo posto su 35, sulla disuguaglianza in termini di soddisfazione è di nuovo 22esima su 35 paesi. La posizione media del nostro Paese per tutte le dimensioni relative alla disuguaglianza è 32.ma su 35 paesi Ue/Ocse. I dati presi in considerazione per stilare la classifica sopra citata si riferiscono tutti all’anno 2013.
“Equità per i bambini. Una classifica della disuguaglianza nel benessere dei bambini nei paesi ricchi” è il Report presentato oggi dall’Unicef, che classifica, per la prima volta,24 paesi OCSE sulla base dei livelli di disuguaglianza negli ambiti della salute, dell’istruzione e del benessere materiale dell’infanzia. Il rapporto misura la disuguaglianza nella distribuzione del benessere – comparando i bambini che si trovano nella parte bassa della piramide della distribuzione con quelli situati nella parte centrale, che in qualche modo rappresentano lo standard del paese.
La domanda centrale che si pone il rapporto è: “Fino a che punto le nazioni ricche tollerano che i loro bambini più svantaggiati rimangano indietro e ai margini del benessere della società?”
In 19 dei 41 Stati per i quali sono disponibili i dati, oltre il 10% dei bambini vive in famiglie che dispongono di meno di metà del reddito medio. La disparità nell’ambito della tutela della salute è invece aumentata in quasi tutti gli Stati tra il 2002 e il 2014, mentre il divario nell’accesso ad attività fisiche, a un’alimentazione adeguata e all’alfabetizzazione si è attenuato nella maggior parte dei paesi considerati.
Quanto a documenti compilati e sottoscritti a tutela dei diritti dell’infanzia vale la pena ricordare che il più recente e più rilevante è la Convenzione sui diritti del fanciullo approvata dall’ Assemblea generale dell’ONU il 20 novembre 1989 dove per fanciullo si intende, all’art. 1, qualsiasi essere umano al di sotto dei 18 anni. Tutti i Paesi del mondo hanno ratificato questa convenzione, che si differenzia dai precedenti documenti in materia di difesa dei diritti dei minori per il carattere vincolante delle norme che la compongono a carico degli Stati che l’hanno ratificata. La Convenzione, composta da 54 articoli, ha portato negli anni alla stesura di rapporti, alla creazione di strumenti di soft law, e piani di azione per rimarcare l’impegno degli Stati e aggiornare le modalità operative a tutela dei diritti dell’infanzia.
Prima di questo documento, la prima guerra mondiale era stata il punto di partenza per il riconoscimento di una difesa dei diritti sociali e civili dei bambini: nel marzo 1924 venne approvata a Ginevra, dall’Assemblea della Società delle Nazioni la Dichiarazione dei Diritti del fanciullo, carta di 5 enunciati che rappresenta il primo documento internazionale per la tutela di valori fondamentali per l’infanzia.
Nel 1948, anno della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il Consiglio generale dell’Unione internazionale per la protezione dell’infanzia approvava un’integrazione alla Dichiarazione di Ginevra che riconosce il diritto del bambino ad essere aiutato nel rispetto dell’integrità della famiglia, riconoscendo che l’ambiente privilegiato del fanciullo è la famiglia.
Dopo quasi dieci anni, il 20 novembre del 1959 le Nazioni Unite elaborarono una nuova Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo. Dai dieci principi enunciati emerge una figura del bambino inserita in un nucleo familiare e sociale sereno, quindi non più legata soltanto alla difesa dalle malattie e dalle situazioni di pericolo. Queste le tappe più importanti che hanno portato ad un riconoscimento ufficiale dei diritti dell’infanzia a livello internazionale.
A livello europeo i diritti dei bambini e degli adolescenti sono riconosciuti ufficialmente dalla Carta europea dei diritti fondamentali proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 il cui art. 24 proclama i Diritti del bambino.
Di particolare rilievo è l’iniziativa annunciata dall’Unione Europea, con la comunicazione del 2006 “Verso una strategia dell’Unione europea sui diritti dei minori”, strategia di azione a lungo termine che conta sette obiettivi in materia di promozione e difesa dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Sempre a riprova dell’impegno a tutela dei diritti dell’infanzia, nel 2007 l’Unione europea, insieme alla presidenza UE di turno, ha inaugurato il primo Forum sui diritti dei bambini, con il fine comune di collocare i diritti dei bambini al centro delle politiche e dei processi decisionali e di promuovere i diritti dei minori sul piano nazionale ed internazionale.
A.B.