Israele ha scelto di rimanere a destra. Le elezioni per la ventesima legislatura della Knesset, il parlamento monocamerale dello Stato ebraico, sono state vinte nettamente dal Likud del Primo Ministro in carica Benjamin Netanyahu, con 30 seggi su 120.
Con il 99,5% delle schede elettorali esaminato, i risultati delle elezioni si devono considerare pressoché definitivi. Gli esiti ufficiali saranno pubblicati giovedì.
Il successo di Netanyahu è sorprendente, perché i sondaggi d’opinione e gli exit poll avevano suggerito un testa a testa fra il Likud e la coalizione di centrosinistra Unione Sionista, formata dai laburisti di Isaac Herzog e dai centristi ex-Kadima di Tzipi Livni. Anzi, fino a pochi giorni prima delle elezioni l’Unione Sionista, che ha ottenuto 24 seggi, era data in leggero vantaggio sul partito del premier.
Secondo un comunicato del suo partito, Netanyahu, al suo quarto mandato da Primo Ministro, conta di riuscire a formare un governo entro due o tre settimane.
Per Israele, dunque, si profila un esecutivo dominato dai partiti di destra di ispirazione nazionalista e religiosa: è un successo per Netanyahu, che a novembre scorso aveva deciso di puntare su elezioni anticipate per liberarsi degli elementi moderati all’interno della sua coalizione.
Infatti, anche se durante lo spoglio notturno delle schede il Presidente della Repubblica Reuven Rivlin aveva ventilato l’ipotesi di un governo di coalizione che escludesse i partiti schierati alle estremità dell’arco parlamentare, mercoledì mattina l’Unione Sionista, per bocca della deputata Shelly Yacimovich, si è dichiarata indisponibile a collaborare con il Likud e ha abbracciato formalmente il ruolo di opposizione.
Sempre all’opposizione, ha avuto successo l’iniziativa della Lista Unitaria, la coalizione dei partiti arabi guidata da Ayman Oudeh. Mettere da parte le divisioni interne ha permesso agli arabi di diventare la terza forza parlamentare, con 14 seggi.
Il movimento centrista Yesh Atid di Yair Lapid, finora membro della coalizione di governo, ha registrato un crollo rispetto alle elezioni di due anni fa: 11 seggi contro i 19 ottenuti nel 2013.
Questo risultato affida il ruolo di ago della bilancia all’altra lista centrista, Kulanu, fondata appena lo scorso novembre dall’ex Likud Moshe Kahlon, che ha ottenuto 10 seggi.
Alla vigilia delle elezioni, Kahlon si era dichiarato disponibile a collaborare alla formazione di un governo sia con il Likud sia con l’Unione Sionista: è quindi possibile che Kulanu sia destinato a partecipare alla formazione dell’esecutivo, a fianco o al posto di Yesh Atid.
Arretrano anche i partiti nazionalisti, Focolare Ebraico di Naftali Bennett e Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman, che hanno ottenuto rispettivamente 8 e 6 seggi rispetto ai 12 e 13 conquistati nel 2013.
Anche le liste di ispirazione religiosa, gli ultraortodossi di Shas e di United Torah Judaism, hanno perso seggi rispettivamente da 13 a 7 e da 7 a 6.
Per quanto riguarda l’opposizione, il partito di sinistra Meretz è sceso da 6 a 4 seggi e la sua leader, Zahava Gal-On, ha rassegnato le dimissioni, respinte dal suo vice Ilan Gilon.
La vittoria nelle consultazioni ha premiato una campagna elettorale nella quale Netanyahu non ha mai corteggiato i centristi, assumendo posizioni radicali su temi cari all’elettorato di destra, come la sicurezza e la situazione dei Territori palestinesi.
Nell’affermare che sotto il suo mandato non esisterà mai uno Stato palestinese, nel celebrare la chiusura della campagna fra i coloni di Har Homa, uno degli insediamenti più contestati dall’opinione pubblica internazionale, così come nella visita a Washington che ha fatto infuriare il Presidente USA Barack Obama, Netanyahu ha scommesso sul sostegno di quella parte della società che condivide le sue idee, ponendosi in concorrenza con i partiti minori dell’estrema destra, e le urne lo hanno premiato.
In campo internazionale, la vittoria del Likud non è una buona notizia per l’amministrazione Obama: da quando è in campagna elettorale, sperando in una vittoria dei Repubblicani alle Presidenziali USA del 2016, Netanyahu non ha perso occasione per mettere in imbarazzo il suo alleato nelle questioni dello Stato palestinese, dei diritti umani e del nucleare iraniano.
Alla notizia della vittoria del Likud, l’Autorità nazionale palestinese, nella persona del suo Capo negoziatore Saeb Erekat, ha annunciato che porterà avanti la denuncia di Israele al Tribunale dell’Aia per i crimini di guerra e intensificherà gli sforzi diplomatici per il riconoscimento dello Stato di Palestina.
Filippo M. Ragusa