Lea Garofalo: in tv la ‘Ndrangheta è sconfitta

Lea, il film tv realizzato da Marco Tullio Giordana per Rai fiction e Bibi Film, andato in onda ieri su Rai 1, vince la battaglia degli ascolti della fascia prime time con un abbondante 16% di share. “Siamo lieti di aver potuto portare questa storia all’attenzione di milioni di persone” aveva detto Tinny Andreatta, direttore di Rai Fiction, alla presentazione del film. Ma intanto la sorella di Lea, Marisa Garofalo, manifesta tutta la sua insoddisfazione rispetto alla riuscita del film.

Il 24 novembre ricorre l’anniversario della morte di Lea Garofalo, testimone di giustizia sottoposta a protezione, vittima della ‘Ndrangheta enel 2009. La sua è una storia che parla di libertà e ribellione, ma senza clamore. “Non volevo realizzare un film fatto di vittime ed eroi“, ha spiegato il regista: “Lea era una persona normale e la sua storia era già in se stessa sufficientemente ricca di colpi di scena“. Ma la sorella di Lea, Marisa Garofalo, ha dichiarato in un’intervista alla testata regionale calabrese della Rai di essere rimasta molto delusa dal film: “Lea è stata rappresentata malissimo, come una ragazza rozza, ma non era così“. Marisa, il cui personaggio non compare nel film,  ha però apprezzato il contributo dell’associazione Libera contro le mafie e la raffigurazione che la storia propone della figura di don Ciotti.

Eppure, per realizzare questo film Giordana e la sceneggiatrice, Monica Zapelli, hanno esaminato a fondo tutto il copioso materiale investigativo e processuale raccolto sull’omicidio di questa giovane donna che decise di testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno (Carlo Cosco). Ma il film non si sofferma sulle vicende della criminalità. Secondo il regista infatti le mafie si preoccupano molto di inquirenti, magistrati e forze dell’ordine, ma non si accorgono della forza della cultura e dell’impatto che libri e film possono avere sul modo di pensare delle persone.

L’idea di realizzare un film sulla storia di Lea Garofalo” racconta il regista Marco Tullio Giordana “l’ho avuta vedendo in televisione le riprese delle telecamere di sorveglianza che filmarono gli ultimi momenti della vita di questa donna. Quelle immagini hanno avuto su di me un forte impatto“.  Per questo il personaggio di Lea è stato rappresentato in modo molto umano e semplice. “Nella realtà, come nel film,” aggiunge Giordana “Lea non era mossa da sublimi ideali di giustizia ma solo dal desiderio di garantire alla figlia un futuro libero e sereno e per questo ha accettato anche di rinunciare ad una vita normale”.

Vania Amitrano

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