Marò, al via le udienze del Tribunale arbitrale

È iniziato all’Aia il dibattimento davanti al Tribunale arbitrale internazionale che deciderà sulla richiesta di far rientrare in Italia il marò Salvatore Girone, trattenuto in India da più di quattro anni.

Girone e il suo commilitone Massimiliano Latorre – in Italia da settembre 2014 per motivi di salute – sono accusati di aver ucciso due pescatori indiani al largo della costa del Kerala, scambiati per pirati, mentre erano di guardia a bordo della petroliera Enrica Lexie. I fatti risalgono al 15 febbraio 2012, ma da allora i fucilieri italiani sono in un limbo giuridico: Roma e Nuova Delhi non hanno ancora trovato un accordo sulla giurisdizione, cioè su quale magistratura debba istruire il processo, e proprio per questo hanno girato la questione al Tribunale arbitrale.

Oggi, dunque, si è aperta la prima giornata di udienze davanti al presidente del Tribunale, il russo Vladimir Golitsyn. Il primo a parlare è stato l’ambasciatore italiano in India, Francesco Azzarello. Poi toccherà ai rappresentanti indiani. La sentenza dovrebbe arrivare nel giro di un mese.

Se il Tribunale arbitrale non accetterà la richiesta italiana, il sergente Girone potrebbe rimanere “detenuto a Delhi, senza alcun capo d’accusa, per un totale di sette-otto anni”, il che costituisce una “grave violazione dei suoi diritti umani”. Ai quattro anni che ha già trascorso in India – con interruzioni brevi, l’ultima delle quali nel 2013 – si aggiungerebbe infatti tutta la durata del procedimento arbitrale, che non finirà prima del 2018.

Girone “è costretto a vivere a migliaia di chilometri dalla sua famiglia, con due figli ancora piccoli, privato della sua libertà e dei suoi diritti”, ha detto l’Ambasciatore nella sua deposizione.

Il danno ai suoi diritti riguarda l’Italia, che subisce un pregiudizio grave e irreversibile dal protrarsi della sua detenzione, e dell’esercizio della giurisdizione su un organo dello Stato italiano.

“L’Italia nutre speranze basate su solide motivazioni giuridiche e umanitarie”, ha commentato Azzerello di fronte ai giornalisti. Secondo il rappresentante italiano a Nuova Delhi, Girone è trattenuto in custodia in India “perché rappresenta una garanzia che l’Italia lo farà tornare a Delhi per un eventuale futuro processo”. “Ma un essere umano non può essere usato come garanzia per la condotta di uno Stato”, obietta.

L’Italia ha già preso, e intende ribadirlo nel modo più solenne, l’impegno di rispettare qualsiasi decisione di questo Tribunale.

Ma nelle Osservazioni scritte depositate dall’India si legge che Nuova Delhi considera “inammissibile” la richiesta italiana. “C’è il rischio che Girone non ritorni in India nel caso venisse riconosciuta a Delhi la giurisdizione sul caso”, scrivono gli indiani. E le assicurazioni ricevute in questo senso dalla controparte non sarebbero sufficienti.

Ribatte sir Daniel Bethlehem, un componente del team legale italiano, che “l’Italia riconosce la necessità dell’India di avere garanzie”. Per questo ha invitato il Tribunale arbitrale a sottoporre il rientro di Girone in Italia a specifiche “condizioni”: ad esempio “consegnare il suo passaporto alle autorità italiane”, “non viaggiare all’estero senza un permesso specifico” e “riferire periodicamente alle autorità designate in Italia per tutto il periodo in questione”, cioè fino alla fine del procedimento arbitrale.

Nel pomeriggio a Bruxelles il premier indiano, Narendra Modi, parteciperà al tredicesimo vertice UE-India, il primo da quando è in carica. Modi, del partito hindu-conservatore BJP, è stato nominato primo ministro nel 2014; il dodicesimo vertice si era svolto a Nuova Delhi nel 2012, sotto il mandato del suo predecessore, Manmohan Singh, dell’Indian National Congress, il partito progressista guidato dall’italo-indiana Sonia Gandhi.

Fonti del Consiglio UE assicurano che il primo ministro di Nuova Delhi firmerà una dichiarazione congiunta con i rappresentanti dei 28, ma per ora non è in programma una conferenza stampa in cui i giornalisti stranieri possano fargli domande a proposito della vicenda. Ieri Modi ha incontrato a porte chiuse il presidente del Consiglio UE Donald Tusk e quello della Commissione UE Jean-Claude Juncker. La questione del processo contro i due marò, assicurano alti funzionari europei, è stata “la più complessa nella preparazione del vertice”.

F.M.R.

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