Sui flussi di migranti la Turchia chiede di più all’Europa. Lo ha anticipato il Financial Times, mentre a Bruxelles sono appena iniziati i lavori del vertice fra i 28 stati UE e il premier di Ankara Ahmet Davutoglu.
Nel pranzo informale di oggi con gli altri capi di governo, Davutoglu avrebbe espresso “nuove idee” che andrebbero “al di là” di quanto concordato nell’incontro di giovedì scorso con il presidente del Consiglio UE Donald Tusk. Richieste che secondo il FT “minacciano di far deragliare l’accordo UE-Turchia per ridurre il flusso di migranti verso l’Europa”.
“Stanno offrendo di più e chiedendo di più”, ha specificato un funzionario dell’Unione, il che ha costretto gli organizzatori del vertice a un “cambio di programma”.
La Turchia sarebbe disposta ad accogliere più migranti che non abbiano ottenuto asilo nella UE, oltre a quelli fermati nelle proprie acque territoriali. In cambio, però, vorrebbe più riconoscimenti sia politici sia economici. Sempre secondo il FT, Ankara ha chiesto visti Schengen più facili per i suoi cittadini e un trattamento di favore per l’adesione all’Unione. E Davutoglu sarebbe tornato a chiedere sei miliardi di euro in due anni, contro i tre promessi dalla UE, come aveva già fatto lo scorso novembre.
Ma le posizioni dei governi europei sono tutt’altro che unanimi. “Chiuderemo tutte le rotte, anche quella balcanica”, aveva dichiarato al suo arrivo il cancelliere federale austriaco Werner Fayman. “Dobbiamo dire alla gente e ai trafficanti che non c’è nessuna strada aperta verso l’Europa occidentale”.
Si tratta solo di “una speculazione”, invece, secondo Christiane Wirtz, portavoce della cancelliera federale tedesca Angela Merkel. Berlino sostiene la necessità di trattare, o almeno che l’accordo non naufraghi, prima ancora di sedersi al tavolo. Ma gli altri Stati sembrano meno disposti a negoziare con Ankara, anche senza bisogno di scomodare i governi nazionalisti di Polonia e Ungheria. Ad esempio il premier belga Charles Michel ha invitato a non “essere ingenui” con la Turchia: “Dobbiamo difendere gli interessi europei con franchezza e senza tabù”.
L’unica soluzione per proteggere Schengen e il progetto europeo è la chiusura ermetica delle frontiere esterne UE ai flussi irregolari e non controllati di migranti.
Ma proprio nelle stesse ore il neo-ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault, intervistato da France Inter, proponeva una riforma radicale degli accordi di libera circolazione, pensati per altri tempi e non per “affrontare gravi crisi come quella che viviamo”.
“Questo è il secondo vertice UE-Turchia in tre mesi”, ha ricordato invece Davutoglu mentre arrivava a Bruxelles: “Questo dimostra quanto sia indispensabile la Turchia per la UE e la UE per la Turchia”. “La Turchia è pronta a essere un membro della UE”, ha proseguito, a dispetto di tutte le polemiche sorte nei giorni scorsi sulla sostituzione d’ufficio della direzione del quotidiano d’opposizione Zaman con una più amichevole. Il gesto – motivato con un’accusa di “propaganda terroristica” a favore di Fethullah Gulen, l’ex alleato del presidente Recep Tayyip Erdogan divenuto suo acerrimo rivale – era stato accolto a Bruxelles con “grande preoccupazione”, e secondo il commissario UE all’Ampliamento Johannes Hahn avrebbe potuto “mettere in discussione” i progressi fatti da Ankara negli altri campi. “Come Paese candidato all’adesione – ha detto Hahn – la Turchia deve rispettare la libertà di stampa”:
Continueremo a monitorare attentamente la vicenda. I diritti fondamentali restano sulla nostra agenda e non sono materia negoziabile.
F.M.R.