Nuova Zelanda: la grande fuga del polpo Inky

Inky è un polpo libero. Come il pesciolino Nemo prima di lui, è riuscito a fuggire dalla sua prigione di vetro, il National aquarium a Napier, in Nuova Zelanda. Senza salutare nessuno, l’intrepido cefalopode ha approfittato di un coperchio rimasto socchiuso, si è arrampicato su per la vasca ed è scivolato fino al pavimento. Da lì è arrivato al tubo di scarico lungo 50 metri che lo ha riportato direttamente a casa, nell’oceano, ad Hawke Bay.

Il fatto è accaduto ad inizio anno ma è stato reso noto solo in questi giorni. “E’ riuscito a fuggire attraverso un tubo di scarico e non ci ha lasciato nemmeno un messaggio” ha scherzato il responsabile dell’acquario, Rob Yarrall. Il personale ha potuto ricostruire la fuga seguendo le tracce lasciate dal passaggio del polpo.

Nota interessante dal punto di vista psicologico: Inky non era nato in cattività, ma era stato portato all’acquario da un pescatore circa due anni fa. Due anni passati ad elaborare piani di fuga o semplicemente ad allenarsi a cogliere il momento giusto, quell’opportunità capita una sola volta nella vita, soprattutto se la posta in gioco è la propria libertà.

Chissà se il polpo o piovra (ma non chiamatelo polipo, non sarebbe corretto da un punto di vista zoologico), ha usato la capacità tipica della sua specie di mimetizzarsi, cambiando colore, mentre scorreva lunga la vasca attraverso la doppia fila di ventose su ognuna degli otto tentacoli.

Benchè inusuale, che un esemplare con queste caratteristiche sia scappato e non sia stato rubato, per il personale è più che probabile: I polpi sono animali molto intelligenti, molto curiosi e tendono a esplorare appena hanno la possibilità di farlo. Inoltre sono capaci di passare in spazi molto molto piccoli, arrivando a ridursi alla dimensione della loro bocca, l’unica loro parte rigida del loro corpo”.

Il personale l’ha accolta scherzosamente, ma intanto Yarrall tiene a sottolineare che ora vige un maggior controllo sui polpi rimasti. Eh già, perchè la cosa fastidiosa degli eroi è che danno l’esempio.

Con buona pace di Aristotele, che nella sua ‘Storia degli Animali’ (350 a.C) definiva il polpo un “animale sciocco, che si avvicina alla mano dell’uomo quando questa è calata nell’acqua”.

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