I malati oncologici hanno il diritto di ottenere prestazioni diagnostiche gratuite e in tempi brevi. Oggi il giudice Anna Francesca Capone ha firmato l’ultima di una serie di sentenze che condannano la Asl di Lecce e la Regione Puglia a risarcire a 13 pazienti con somme comprese tra 70mila e 100mila euro, spese legali incluse.
Tredici sono le cause intentate dal 2005 e vinte da persone che, affette da malattia oncologica, sono state costrette a scegliere se pagare cifre intorno ai 1000 euro per effettuare privatamente la Pet-Tc, la tomografia a emissione di positroni: esame fondamentale ai fini diagnostici, o se aspettare dagli 8 mesi a un anno per sottoporsi all’esame in regime di convenzione con il SSN.
La Pet-Tc consente di evitare errori di localizzazione del male (unendo il dato funzionale all’immagine anatomica corrispondente): per questo, come ha chiarito il Ministero della Salute, “quando a chiedere una prestazione diagnostica è una persona affetta da malattia oncologica, tale richiesta assume caratteristiche di urgenza e i tempi di attesa devono essere brevissimi”.
Ma tutte le sentenze, seguite dall’avvocato Massimo Todisco, potrebbero essere solo la punta dell’iceberg: in realtà, sono almeno 70 le persone che si sono rivolte al Codancons per rivendicare il loro diritto a prestazioni diagnostiche rapide e a costo zero. Emblematico il caso di Santina Geusa, malata oncologica, che ha prenotato una Tc a febbraio scorso fissata per ottobre 2017, con ben di 18 mesi di attesa, non essendoci prima di quella data una diversa possibilità.
“La circostanza che, solo dopo le insistenze della paziente, secondo quanto da lei stessa dichiarato, l’esame sia stato fissato e infine eseguito l’8 marzo scorso, non rende meno urgente un’istruttoria rigorosa che faccia piena luce sul caso”, ha infatti puntualizzato il Ministero.
P.M.