Un cittadino macedone accusato di reclutare aspiranti jihadisti è stato fermato a Mestre dai carabinieri del ROS. Secondo la procura di Venezia, agiva insieme a un imam bosniaco che indottrinava le reclute e poi le indirizzava verso il Medio Oriente, dove avrebbero dovuto combattere per l’ISIS.
Prima del fermo, l’uomo è stato seguito dagli investigatori, che lo hanno visto all’opera. Il suo compito era scegliere e contattare gli aspiranti terroristi da affidare alle “cure spirituali” dell’imam.
Il materiale raccolto documenta l’arruolamento e il viaggio verso la Siria di tre foreign fighter di cittadinanza macedone e bosniaca. Due di loro sarebbero morti in battaglia fra il 2013 e il 2014, mentre il terzo si troverebbe ancora agli ordini dell’ISIS.
L’indagine veneziana sui jihadisti del Nordest era partita alla notizia della morte in Siria di Ismar Mesinovic, un bosniaco che viveva vicino Belluno. Lo scorso maggio, il Viminale ha emesso tre decreti di espulsione contro soggetti coinvolti in questa rete: due macedoni, Arslan Osmanovski e Redjep Lijmani, e un marocchino, Jaffar Anass.
In casa di Osmanovski era stato ritrovato materiale di propaganda jihadista, mentre Anass aveva osannato su Facebook il jihad e gli attentatori di Charlie Hebdo. La vicenda che aveva avuto più risalto nella stampa locale era stata però quella di Lijmani: lo scorso novembre il figlio di otto anni aveva elogiato a scuola gli autori delle stragi di Parigi e l’ISIS.
Le espulsioni dei due macedoni sono state eseguite, mentre nel caso di Anass i carabinieri hanno dovuto prendere atto che l’uomo si era già trasferito all’estero. Gli investigatori sono convinti che sia tornato in Marocco.
F.M.R.