Seconda domenica di Pasqua, o della divina misericordia: Karol Wojtyla e Angelo Giuseppe Roncalli, Giovanni Paolo II e Giovanni XXII sono proclamati santi. E’ una giornata che rimarrà nella storia per l’evento, unico: due Pontefici il “papa della famiglia” il primo, il “papa della docilità allo spirito”, il secondo, che come ha sottolineato Francesco I “hanno contribuito in maniera indelebile alla causa dello sviluppo dei popoli e della pace”, che “hanno conosciuto le tragedie del XX secolo ma non ne sono stati sopraffatti”.
In una città letteralmente invasa da turisti e pellegrini, decido di fare un tour per rendermi conto de visu di quale sia la situazione nel giorno del “Papy Santi Day” atteso dal mondo. Dopo un percorso in metro non proprio rilassante approdo in piazza S. Maria Maggiore. Piazza dell’Esquilino è uno stuolo di gente, chi avvolto in coperta, chi attrezzato con sedie portatili, chi addenta un panino. Il mio tour tra le postazioni maxi-schermo, nella domenica dedicata ai due Papi più amati e popolari, parte da qui. Giungo in via dei Fori Imperiali: tre mega-schermi, uno in lingua inglese. Chi si arrangia a vendere cibo-ristoro e paccottiglia varia non fa più notizia, con in aggiunta dei piazzisti di bandierine papali. Uno straniero con cartello in bella vista mi ferma scambiandomi per british tourist, proponendomi un giro fra i monumenti, elencando il tragitto ed altri posti da poter visitare. Sono bilingue e reggo bene la parte. Chiedo dove poter andare con 70 euro, mi risponde dettagliando i luoghi, da piazza Venezia alla basilica di Massenzio. Invento una scusa e lo abbandono a una coppia di ragazzi da spennare. Giusto in tempo. Sullo schermo poco più giù c’è Papa Francesco: appare sul sagrato della basilica vaticana e i Fori si sciolgono in un applauso grande. Vicino ai bagni chimici meglio non sostare. Fuori dal caos, nelle strade intorno il vuoto; via Frangipane è il covo degli ombrellai bengalesi. Si avventano in quattro e non mi mollano per un po’ di metri, arruffianandomi per bene. Passo per Piazza Farnese che segue silenziosa la celebrazione all’ombra Cupolone sul video-wall, pure ai tavolini dei caffè, con i pellegrini in cappello che dormono stremati fuori dai portoni dei palazzi e i bimbi che giocano nella ressa. Attivo il mercato di Campo de’ Fiori. Piazza Navona (senza bagni chimici) è un tripudio di bianco e rosso, i polacchi sono qui. Eccomi a San Pietro: un mare di persone, persino in pantofole, inginocchiata in ogni dove, con gli Ipad in aria e i rosari fra le mani. Dieci minuti dopo le 10, la commozione sui volti saluta l’incontro Bergoglio-Ratzinger, il primo in piazza. Via della Conciliazione è offlimit in qualsiasi angolo, con la gente stipata da sentirsi male e i volontari che preparano i pasti. In mezzo, gli abusivi per l’80% con accento campano. Vendono gadget, immagini dei Pontefici e volumi su Papa Wojtyla, insieme agli immigrati. Uno di loro mi abborda: “Offerta a piacere”, prospetta per una raccolta di immagini. Non ho scampo, me ne infila una in tasca, sussurrando “13 euro è ok”. Piazza Pio XII e Largo Giovanni XXIII esplodono all’occhio, fra rifiuti dovunque e le coppie di fidanzati che si baciano appassionatamente sui fontanoni. Ecco i due nuovi Santi a un quarto alle 10. Poco dopo inizia il deflusso, le strade si sgonfiano disordinatamente. Prendo la strada del ritorno: a piedi, pure se sfinita. Preferibile. Un’emozione nel cuore per me, una mattina di storia per tutti. Nella mia grande Roma brutalmente assediata, bella comunque da togliere il fiato.