Sanità pubblica: troppo cara per 11 mln di italiani

Undici milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato le cure sanitarie nel 2016 perchè troppo care. Nel 2009 erano circa nove milioni. L’indagine Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentata oggi a Roma rileva un preoccupante incremento di coloro che rinunciano a curarsi perchè non sostenuti adeguatamente dalle strutture pubbliche. Chi può (e se lo può permettere) si affida al privato ma a tutti gli altri, in particolare anziani e “millennials”, sono sempre più costretti a fare i  ‘conti’ con la propria salute.

“L’universo della sanità negata tende a dilatarsi” spiega il Cencis. E Meno sanità vuol dire “meno salute per chi ha difficoltà economiche o comunque non riesce a pagare di tasca propria le prestazioni nel privato o in intramoenia”.

Nel giorno del ‘Welfare Day’, due milioni di italiani in più rispetto al 2012 sono costretti a ridimensionare il proprio benessere. Tra le cause ovviamente le difficoltà economiche ma non solo. Tra coloro che se lo possono permettere, c’è anche chi sceglie il privato per risparmiare. A quanto rilevato dall’indagine, il 45,4% dei cittadini che si sono affidati al privato ha pagato tariffe praticamente uguali o di poco superiori al ticket pubblico. Quest’ultimo è infatti continuato ad aumentare fino a superare, in alcuni casi, il costo della stessa prestazione in una struttura privata.

Gli italiani spendono di più (34, 5 miliardi la spesa sostenuta dai cittadini) ma sempre meno per usufruire dei servizi della Sanità pubblica. Un aumento dell’ 1,7% che però non risolve i problemi delle fasce più deboli della popolazione, cioè i 2,4 milioni di anziani e 2, 2 milioni di millennial, la generazione nata tra la metà degli anni Ottanta e i primi del Duemila. A peggiorare le cose vi sono le lunghissime liste d’attesa che hanno spinto il 72,6% delle persone a scegliere la sanità privata, oltre ad una maggiore disponibilità di giorni ed orari. Infine, sul piatto della bilancia, ha pesato anche la qualità del servizio sanitario nazionale offerto, peggiorato negli ultimi due anni per il 45% degli italiani.

P.M.

 

 

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