Cessate il fuoco entro una settimana, aiuti umanitari da subito e ripresa dei negoziati di pace. Dopo un giorno e una notte di trattative ininterrotte a Monaco di Baviera, sembrava che il Gruppo internazionale di sostegno alla Siria avesse trovato il sospirato accordo. Ma l’opposizione siriana ha respinto “con forza” la proposta.
I negoziati di Monaco vedevano seduti intorno allo stesso tavolo i capi delle diplomazie di 17 Stati, fra cui il segretario di Stato USA John Kerry, il ministro degli esteri della Russia Sergej Lavrov e quello italiano, Paolo Gentiloni. Tutti erano d’accordo sulla necessità di decidere al più presto un piano d’azione: come ha detto Kerry, “più a lungo dura la guerra più ne approfittano gli estremisti”. Il nodo da sciogliere sembrava piuttosto legato al calendario. I russi si erano detti disposti a deporre le armi il primo marzo, per avere più tempo per concludere l’offensiva di Aleppo, in cui assistono le truppe del regime di Bashar al-Assad. USA e UE invece avevano proposto un cessate il fuoco immediato. Il compromesso di una settimana sembrava accontentare tutti.
Non è stato così però per le opposizioni. “Nessun accordo è possibile fino a quando rimarrà in carica il presidente Assad e rimarranno in Siria i Pasdaran” (le truppe speciali iraniane, parte del corpo dei Guardiani della rivoluzione). Lo ha dichiarato stamattina Riad Hijab, il presidente dell’Alto consiglio dell’opposizione siriana, la delegazione incaricata dai principali gruppi di opposizione – esclusi il Fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qaeda, e l’ISIS – di partecipare alle trattative ONU con il governo.
Nella dichiarazione firmata all’unanimità dal Gruppo di sostegno, infatti, non si chiama per nome il cessate il fuoco: si parla solo di una “immediata e significativa riduzione delle violenze” per concludere le ostilità nel giro di una settimana. Lavrov ha specificato alla stampa che gli attacchi aerei contro i jihadisti non fanno parte dell’accordo, e quindi l’aviazione russa continuerà a “combattere i terroristi al fianco del governo siriano”. Quel che temono le opposizioni è che la coalizione a guida russa voglia strumentalizzare l’etichetta di “terroristi” per giustificare attacchi indiscriminati contro di loro. Vale la pena ricordare che il regime di Assad la usa generosamente, per delegittimare e reprimere qualsiasi manifestazione di dissenso in Siria.
Prima del gran rifiuto dell’Alto consiglio, il ministro Gentiloni aveva commentato con ottimismo l’esito della maratona negoziale. “La nottata diplomatica qui a Monaco ha riacceso la speranza”, si leggeva in un suo tweet. Più cauto si era mostrato Kerry: “Ciò di cui abbiamo bisogno è vedere nei prossimi giorni azioni sul terreno. Senza una transizione politica, non è possibile arrivare alla pace”.
I progressi più promettenti si sono fatti sul fronte umanitario, con la promessa di un programma di aiuti che sempre secondo Kerry ha “il potenziale di cambiare la vita quotidiana dei siriani”.
Per ora si registra l’appoggio della NATO: stamattina il segretario generale Jens Stoltenberg ha annunciato una missione di assistenza a Grecia, Turchia e UE nella gestione dell’imponente flusso di profughi.
L’Alleanza atlantica schiererà cinque navi e vari aerei nel mar Egeo con compiti di “intelligence, ricognizione e sorveglianza”, oltre che di assistenza alla missione Poseidon – condotta dall’agenzia Frontex, l’organo UE incaricato di difendere i confini comunitari – e alle iniziative analoghe delle Guardie costiere dei due Stati che si affacciano sull’Egeo.
Sembra ragionevole supporre che le imbarcazioni NATO interverranno anche nel salvataggio dei migranti, responsabilità principale di Poseidon. Il loro mandato principale, però, consiste nella lotta al traffico di esseri umani. Nei fatti, si tratterà di sorvegliare le coste turche e passare all’esercito di Ankara tutte le informazioni necessarie a neutralizzare gli scafisti, che in quella regione molto raramente salgono a bordo delle “carrette del mare”.
La missione, spiega Stoltenberg, è operativa “da subito”: tre delle cinque navi – che si trovavano già sul posto momento dell’annuncio – sono già operative, le altre due sono in navigazione verso l’Egeo. Ieri era circolata la voce che una di queste potesse essere la Libeccio, la fregata missilistica italiana già in missione permanente nel Mediterraneo per conto della NATO, ma il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha smentito l’indiscrezione.
Il bilancio della guerra civile siriana, che dura ormai da cinque anni, è di oltre mezzo milione di morti. Lo ha scritto oggi il Syrian Center for Policy Research (SCPR), un think tank indipendente con sede a Beirut. Le stime ONU di un anno e mezzo fa parlavano di 250 mila vittime. Si calcola che il conflitto abbia costretto circa 8 milioni di siriani – su un totale di circa 17 milioni – a scappare dalle proprie case. Circa 5 milioni hanno raggiunto le frontiere: la Turchia ne ospita 2,5 milioni, Libano e Giordania intorno a un milione a testa.