Spectre, nuovo capitolo per il mito Bond, ultimo 007?

Costi esorbitanti, 300 milioni di dollari, per un’emozione da 150 minuti che non delude. Ma con Spectre, nuovo capitolo della saga 007, James Bond sembra essere sul punto di voler concludere la sua lunga e avvincente carriera da agente segreto.

Dopo mesi di attesa e di qualche disagio per gli abitanti di Roma è finalmente uscito ieri nelle sale italiane l’ultimo episodio della saga dell’agente 007. In Gran Bretagna e nel Nord Europa ha registrato incassi da record nella sola prima settimana di programmazione

Daniel Craig interpreta ancora una volta l’elegante e affascinante agente segreto britannico in versione un po’più umana e realistica. Tanto realistica che questo Bond comincia ad avere insoliti scrupoli di coscienza e dubbi sul proprio ruolo, in modo certamente più significativo che nelle passate edizioni. Questo non tanto per il fatto di trovarsi privato della sua mitica “licenza di uccidere”, ma più che altro perché, forse a causa dell’età più matura, inizia a nutrire qualche perplessità rispetto al proprio lavoro.

In questo capitolo James Bond riesce a scoprire l’esistenza della misteriosa vecchia organizzazione, nota come Spectre, creduta finita. Isolato dai Servizi Segreti britannici e sempre più determinato a conoscere la verità e ad avere vendetta, Bond capisce che l’unico modo per fermare la cospirazione è proteggere Madeleine Swann (Lea Seydoux), figlia psicanalista della sua vecchia nemesi, Mr. White. Intanto il nuovo M, Gareth Mallory (Ralph Fiennes), continua a combattere le pressioni politiche che vorrebbero fare fuori l’MI6 e mettere la parola fine agli 007.

La trama è articolata come sempre e segue i classici schemi della spy story, ma si fa veramente avvincente solo nella seconda parte del film. Il breve intervento introduttivo della Bellucci resta trascurabile e tutto sommato dimenticabile. Tuttavia la vera forza di Spectre sta nei notevoli effetti speciali, costati cari, ma assolutamente riusciti. Tanto che anche i Romani possono dirsi ripagati dei sacrifici, in termini di traffico, dell’inverno scorso dalla spettacolare sequenza di inseguimento girata tra piazza San Pietro e il Lungotevere. Pochi minuti di pura adrenalina, ma in un contesto più che degno di ammirazione. Per non parlare delle scene iniziali girate su una spettrale piazza di Città del Messico nel giorno dei morti, delle scene del viaggio in treno da Tangeri fin dentro il deserto del Sahara e di quelle dell’aereo che, tra gli alberi di una foresta, si trasforma in una funzionale slitta.

In Spectre Sam Mendes rinnova la leggenda dell’agente 007 senza lesinare le tante possibili citazioni tratte dalla lunga serie, a cominciare dalla mitica Aston Martin che nel finale torna splendente nella sua versione originale. Uno spettacolo emozionante che si risolve in modo singolare. Perché questa volta a conclusione del film la love story prende il sopravvento rispetto all’andamento del classico action movie e James Bond fa una scelta che sorprende e pone interrogativi rispetto alle future possibili edizioni. Tanto che sopraggiunge il dubbio che questa possa essere davvero la chiusura del cerchio di una saga epocale.

Vania Amitrano

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