Strappo della Cassazione: sì alla stepchild adoption

La Cassazione anticipa il legislatore e dice sì alla stepchild adoption, l’istituto che consente al figlio di essere adottato dal partner – unito civilmente o sposato – del proprio genitore.

La stepchild adoption “prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa sempre che alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminente interesse del minore”.

Così ha stabilito oggi la prima sezione civile della Suprema Corte pronunciandosi sulla domanda di adozione co-parentale da parte della compagna della madre biologica di una bambina (sentenza 12962/16), respingendo il ricorso del procuratore generale e confermando la sentenza della Corte di Appello di Roma con la quale è stata accolta la domanda di adozione di una minore proposta dalla partner della madre.

Secondo quanto stabilito dalla Cassazione, si spiega in una nota, questa adozione “non determina in astratto un conflitto di interessi tra il genitore biologico e il minore adottando, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice”. In pratica l’adozione del figlio del partner potrebbe creare un problema con l’altro genitore biologico, ma questo eventuale problema, secondo i giudici, va valutato caso per caso.

Come si sa, la possibilità della stepchild adoption è stata stralciata dalle leggi sulle unioni civili, approvata in via definitiva l’11 maggio scorso. Di fatto, sarebbe stato un tentativo di legittimare la pratica dell’utero in affitto, effettuata all’estero (in Italia è vietata), sia da coppie eterosessuali che omosessuali. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i casi di richieste ai giudici di legittimare con lo status di figlio adottivo bambini nati da maternità surrogate all’estero da coppie formate da persone dello stesso sesso.

“La legge sulle unioni civili è un compromesso accettabile. Ma il tema della stepchild adoption non può essere introdotto dalla magistratura”. Lo afferma il segretario dell’Unione Popolare Cristiana (Upc) Antonio Satta, secondo il quale “la famiglia tradizionale la si difende prima di tutto con provvedimenti fiscali, e con una migliore conciliazione tra il tempo dedicato alla famiglia e quello dedicato al lavoro”.

“Politicamente sconfortante”, per il deputato Pd Edoardo Patriarca, “che si sia lavorato per mesi, tentando una mediazione, sulle unioni civili senza stepchild adoption, per poi vedere una sentenza della magistratura che vanifica tutto”.  “IL no alla stepchild adoption è stato condiviso da gran parte del Parlamento, ora tutto questo conta nulla?”, si chiede il deputato Pd.

La sentenza della Cassazione era stata preceduta questa mattina da una dichiarazione del senatore Carlo Giovanardi in merito ad un discutibile cambio di presidente nella Prima Sezione della Suprema Corte: “Chiederemo al Consiglio Superiore della Magistratura – ha detto Giovanardi – i motivi delle dimissioni che non vorremmo fossero dovute al fatto che il dottor Forte è cattolico perché in un paese democratico questo non può essere un titolo di demerito per essere escluso a favore di chi ha meno titoli e meno anzianità di servizio”. Giovanardi, considerata l’importanza del problema, aveva anche chiesto la decisione fosse delle sezioni unite. Appello però ignorato: “Non vorrei – ha detto ancora Giovanardi – che fossimo di fronte all’ennesimo episodio di scardinamento delle istituzioni e all’ennesimo esempio di ciò che Pannella chiamava ‘furto di legalità'”.

Amarezza e perplessità sono state espresse da Eugenia Roccella e Gaetano Quagliariello, parlamentari del movimento ‘Idea’. Per entrambi la sentenza della Cassazione rende “chiaro l’accordo truffa tra Alfano e Renzi sulla legge Cirinna’. Un accordo per prendere in giro gli italiani, sbandierando lo stralcio dell’adozione gay, mentre con il comma 20 si delegava la questione ai tribunali”. “Come era facile prevedere, la magistratura è intervenuta a gamba tesa, e lo ha fatto in tempi brevissimi”, hanno scritto. “L’unico modo per frenare oggi la deriva antropologica e il nuovo mercato della filiazione – concludono Roccella e Quagliariello – è il referendum per abrogare una parte della legge sulle unioni civili, a partire dal comma 20”.

 

ULTIMI ARTICOLI