In un video la resa di Boko Haram?

Per me è giunta la fine”. Parla Abubakar Shekau, il capo supremo di Boko Haram. La primula rossa del jihadismo nigeriano, uno degli uomini più ricercati e temuti a sud del Sahara, è ricomparsa in un video pubblicato su Youtube.

Shekau non si vedeva in pubblico da quasi un anno, e da più parti era stato dato per morto. Non sarebbe stata una novità. Infatti, come tutte le altre volte, è ricomparso. Con un monologo in due lingue – arabo e hausa, la lingua più diffusa nel nordovest musulmano della Nigeria – snocciolato a braccio davanti a una telecamera, come ama fare. Da quando ha preso il controllo di Boko Haram, nel 2009, Abubakar Shekau è diventato uno specialista nell’oratoria terrorista. Si può dire che abbia raccolto il testimone da Osama bin Laden per poi passarlo ai tagliagole dell’ISIS. Ma il contenuto dell’ultimo messaggio sembra annunciare l’addio alle armi.

Shekau appare emaciato, dimagrito. La qualità della ripresa lascia a desiderare, è molto lontana dallo standard tecnico dei video pubblicati in passato. Ma soprattutto impressiona il tono dimesso del suo discorso.

“Il messaggio è chiaro”, spiega alla BBC una fonte militare nigeriana di alto rango. “Vedere Shekau nel video non significa altro che il gioco è finito. È un video di addio”. E continua: “Per questo terrorista arrogante, parlare in un tono così passivo e sottomesso dimostra che è stato sconfitto”.

Il video è stato girato in un interno, con una parete verde a fare da sfondo. L’unico oggetto inquadrato è una bandiera nera dell’ISIS, gruppo al quale Boko Haram ha giurato fedeltà nel 2015. Ma oltre a questo elemento – e ovviamente alla data di pubblicazione – non sappiamo nient’altro di dove e quando sia stato girato il filmato.

Questo ha insospettito diversi analisti. Innanzitutto, non è chiaro se la dichiarazione di resa riguardi solo Shekau o tutto Boko Haram. Oggi stesso a Sabon Garin Madagali, un villaggio nella poverissima campagna dello stato di Adamawa, vicino al confine con il Camerun, un gruppo di uomini armati che potrebbero essere miliziani fedeli a Shekau ha rapito 14 donne e due bambine. Ma è innegabile che negli ultimi mesi i terroristi se la passino piuttosto male sul campo. Da gennaio 2015 l’esercito regolare nigeriano, con l’aiuto militare di Ciad, Camerun e Niger, ha riconquistato gran parte del territorio conquistato dai jihadisti negli stati nordorientali di Borno e Adamawa. Già lo scorso settembre, il ministero della Difesa di Abuja aveva affermato che il movimento era stato indebolito a tal punto da non poter più mantenere il controllo del territorio, e tutti i suoi campi d’addestramento distrutti. A dicembre il presidente Muhammadu Buhari aveva dichiarato il gruppo “tecnicamente sconfitto”.

La campagna di Boko Haram contro lo Stato nigeriano era iniziata nel 2010 con un attacco in forze alla prigione di Bauchi, in cui sono stati liberati 105 militanti del movimento oltre a qualche centinaio di detenuti comuni. L’anno precedente, il fondatore Muhammadu Yusuf era morto in carcere; la versione ufficiale parla di un tentativo di evasione, la più verosimile di un’esecuzione sommaria. Gli era succeduto Shekau, il suo vice. Il movimento era nato nel 2002 come setta salafita contraria all’occidentalizzazione e alla concentrazione di poteri e ricchezze nelle mani dei baroni del petrolio, tutti residenti al sud, fra l’ex capitale Lagos e il delta del Niger, e quasi tutti cristiani. Il nome si può tradurre “l’occidentalizzazione è peccato”: Boko vuol dire “falso” in hausa, ed è il nome corrente che i nigeriani del nord danno all’istruzione occidentale; Haram è un termine arabo che indica il massimo grado del peccato nella scala islamica.

Le ostilità sono state atroci, con esecuzioni di massa in stile bosniaco, interi villaggi rapiti e ridotti in schiavitù, e attentati continui. I terroristi di Boko Haram hanno inventato la variante dell’attentato suicida in cui le bombe sono legate addosso a un insospettabile, spesso un bambino. Si calcola che dal 2013, cioè da quando è in vigore lo stato di emergenza, i morti siano ventimila, i profughi circa due milioni e mezzo. Di loro, 250 mila sono scappati via dalla Nigeria.

F.M.R.

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