Unicef: “100%, vacciniamoli tutti”

Un bambino su 5 rischia di morire, ma un  vaccino può salvarlo. È l’unima campagna dell’Unicef, testimonial Elisabetta Canalis.

canalis-testimonial-vaccini-unicefLe vaccinazioni sono uno dei più efficaci strumenti di tutela della salute dei bambini, e hanno contribuito negli ultimi 20 anni a dimezzare il tasso globale di mortalità infantile. Ma ancora oggi, il 20 per cento dei bambini ne è escluso perché vive in regioni remote o appartiene a fasce sociali particolarmente povere o marginali.

“Ogni 20 secondi, nel mondo, un bambino muore perché privo della corretta protezione vaccinale”. La notizia vuole suonare come un campanello d’allarme. Un campanello simbolo della campagna internazionale dell’Unicef ‘100% vacciniamoli tutti’. Un campanello di allarme per una grande mobilitazione – che è partita il 7 maggio – per raccogliere fondi e salvare tutti i bambini che rischiano la vita per malattie prevenibili con un vaccino.  Centinaia di volontari dell’Unicef nel weekend 24 e 25 maggio saranno nelle piazze d’Italia per raccogliere le adesioni di chi si manifesterà sensibile all’argomento. L’Unicef in particolare intende sostenere otto paesi dove si registrano oltre un quarto di tutte le morti infantili nel mondo: Afghanistan, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Ciad, Nigeria, Pakistan, Sud Sudan e Yemen. In questi paesi – riferisce l’Unicef – circa sei milioni di bambini non sono ancora vaccinati, molti dei quali vivono in zone remote, senza accesso ai servizi sanitari di base a causa di conflitti, povertà, mancanza di un sistema sanitario o tensioni sociali. L’obiettivo della campagna è di sconfiggere la polio ed estendere al 100% dei bambini le vaccinazioni di routine entro il 2017.

La campagna sarà presentata a Roma, in un evento pubblico, il prossimo 16 maggio; per l’occasione sarà anche illustrato il rapporto ‘Vaccini salvavita’ sull’impegno decennale dell’Unicef in materia. La pubblicazione presenta anche un focus sulle vaccinazioni in Italia a cura dell’Istituto Superiore di Sanità.

I vaccini

I vaccini funzionano stimolando il sistema immunitario, il naturale meccanismo di difesa che il nostro organismo attiva contro le infezioni. I vaccini infatti sono costituiti da microrganismi uccisi o attenuati nella loro virulenza, o da una parte di essi, in grado di stimolare nel corpo la reazione immunitaria di difesa.
Tutti i vaccini hanno alcuni elementi caratteristici del virus o del batterio (gli antigeni). Quando viene inoculato il vaccino, il sistema immunitario produce gli anticorpi diretti contro questi antigeni che impediscono poi a virus e batteri di causare la malattia. L’organismo dopo la vaccinazione mantiene memoria delle sostanze estranee, per cui il germe viene riconosciuto immediatamente e debellato dal sistema immunitario prima che possa causare danni. La vaccinazione quindi protegge dall’attacco di alcuni microrganismi presenti nell’ambiente e nelle persone della nostra comunità senza che si sviluppino i sintomi e le complicanze della malattia.

Vaccinare il bambino fin dai primi mesi di vita è importante per proteggerlo in modo efficace e sicuro da malattie infettive gravi che lo potrebbero esporre anche a importanti complicazioni. Le vaccinazioni contribuiscono a debellare la diffusione delle malattie infettive: vaccinare il proprio bambino significa proteggere non soltanto lui, ma anche tutti gli altri bambini, anche quelli che non possono essere vaccinati o non lo sono ancora stati.

Le vaccinazioni, però, mettono ancora molta preoccupazione nei genitori che temono che il vaccino possa avere effetti negativi. Vale quindi la pena di tenere presente che  la copertura vaccinale imposta ai bambini,  non è più obbligatoria, ma pochi lo sanno e le istituzioni sanitarie nazionali, regionali e locali sovente al soldo delle aziende farmaceutiche tacciono, invece di tutelare concretamente il diritto alla salute dei minori.

 Anche l’obbligo scolastico può essere assolto dai non vaccinati, ai sensi del decreto del presidente dellla Repubblica numero 355 del 1999. Ecco come fare per poter esercitare il legittimo diritto alla obiezione vaccinale in modo corretto, e senza conseguenze giuridiche di rilievo (a parte una possibile microscopica multa comunque contestabile, che molte Regioni ormai nemmeno applicano o hanno abolito). L’articolo 32 della Costituzione (norma fondamentale a cui sono subordinate tutte le altre) stabilisce che:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Pertanto,  le leggi – L. 6 giugno 1939, numero 891; L. 4 febbraio 1966 n° 51,  L. 20 marzo 1968 n° 419, L. 27 aprile 1981, numero 166, L. 27 maggio 1991, numero 165 –  riguardanti tutte l’obbligo i vaccinare, possono essere considerate incostituzionali.
In ogni caso, a chi contesta, per motivi ideologici o di salute, l’obbligatorietà di vaccinare il proprio figlio, si consiglia di motivare per iscritto il proprio dissenso dichiarando la volontà (di entrambi i genitori)  di non voler vaccinare i propri figli, per le ragioni che seguono:

Violazione dell’articolo 32 della Costituzione poiché ai minori viene somministrato l’esavalente e non il quadrivalente, inoculando altri due vaccini non obbligatori;
mancata allegazione dei foglietti illustrativi (i cosiddetti bugiardini) dei vaccini, oltre che mancata precisa indicazione dei lotti vaccinali completi di tutti i dati identificativi dei farmaci che si intenderebbero utilizzare;
mancata indicazione precisa dei rischi alla salute e delle comuni reazioni indesiderate legati ai vaccini, e mancata promozione della conoscenza della legge 210 del 1992 in materia di danno da vaccino, che deve essere obbligatoriamente portata a conoscenza delle famiglie prima della profilassi vaccinale;
impossibilità oggettiva per la ASL di adempiere alla normativa nazionale sulle vaccinazioni obbligatorie, perché sprovvista delle dosi monovalenti degli unici vaccini obbligatori nel nostro Paese, ossia antipolio, antiepatite B antidifterica ed antitetanica;
mancata effettuazione di test preventivi di tipo genetico, immunitario, allergologico e di ricerca di intolleranze alimentari su genitori e bambino, indispensabili per verificare una possibile idiosincrasia ai vaccini dell’organismo del soggetto ricevente.
Il Decreto Legge 273 del 6 Maggio 1994, convertito con legge 490 del 20 Novembre 1995 ha stabilito che: «l’esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie su minori non può essere coercitivamente imposta con intervento della forza pubblica». In altri termini, il deferimento è ancora tecnicamente possibile, ma non porterà alla vaccinazione coatta se i genitori esporranno le ragioni motivate del loro dissenso. Al massimo quindi, i genitori incorreranno se la Regione di appartenenza ancora lo prevede, in una sanzione pecuniaria.

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