Yara Gambirasio: l’assassino è Massimo Bossetti

La Procura di Bergamo ha fermato ieri sera Massimo Giuseppe Bossetti, accusato di essere l’assassino di Yara Gambirasio. Il procuratore Francesco Dettori ha commentantato la scelta del massimo riserbo mantenuto sull’operazione, spiegando che tale atteggiamento ha tutelato sia l’indagato, dal momento che la legge prevede la presunzione d’innocenza, che la sua famiglia. L’uomo, infatti, è sposato e padre di tre figli e vive a Mapello, poco distante dal luogo in cui Yara era scomparsa.  Il procuratore ha aggiunto che “il fermo avrà il consueto iter di tutti gli altri’‘: entro quarantotto ore gli atti saranno consegnati al gip, che avrà altri due giorni per fissare l’udienza per la convalida. 

Le prove contro Bossetti sono lampanti: il dna dell’uomo risulta “perfettamente coincidente, al punto da non lasciar dubbi” con quello trovato nel 2011 sul cadavere di Yara. Proprio il dna  dimostra che il muratore di Mapello è figlio naturale dell’autista Giuseppe Guerinoni, deceduto nel ’99 e a cui era riconducibile il profilo genetico rinvenuto sulle vittima. Non solo il dna: Bossetti rientrava comunque nella cerchia di persone che, secondo gli inquirenti, potevano aver avuto contatti con la ragazzina, dato che il cellulare dell’uomo aveva agganciato la cella di Brembate proprio quel 26 novembre 2010, nellle ore in cui veniva data la notizia della scomparsa di Yara. Inoltre, era altamente probabile che l’assassino doveva lavorare nell’edilizia, avendo trovato sul corpo della vittima della polvere di calce.

Eppure, Bossetti non ha confessato: davanti al pm Letizia Ruggeri, che l’ha interrogato nella caserma dei carabinieri di Bergamo, si è avvalso della facoltà di non rispondere, dicendo addirittura di sentirsi sereno. All’uscita dalla caserma, mentre gli astanti applaudivano ai carabinieri e insultavano l’accusato, l’avvocato di quest’ultimo, Silvia Gazzetti, ha informato la stampa che la Procura gli ha contestato il reato di omicidio di Yara Gambirasio.

Il fermo di Bossetti, al termine di queste lunghe indagini, fa cadere definitivamente ogni sospetto sul maghrebino Mohamed Fikri, che in un primo tempo sembrava coinvolto nel caso. Il marocchino, muratore nel cantiere di Mapello, era stato prima accusato dell’omicidio e poi di favoreggiamento. Archiviato il caso due anni fa, perchè era stata dimostrata l’assoluta estraneità dell’uomo alle vicende, le indagini erano ripartite concentrandosi su uomini residenti nel bergamasco.

Il ministro dell’interno Angelino Alfano, che ieri sera ha dato la notizia del fermo, ha espresso massima soddisfazione per l’operato svolto dalle forze dell’ordine e della magistratura in quattro anni d’indagini. Secondo il ministro, la conclusione di un’inchiesta tanto complessea “ha dimostrato che l’Italia è un Paese dove chi uccide e chi delinque viene arrestato e finisce in galera. Può passare del tempo o può finirci subito, ma la galera è il destino che attende i criminali”.

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