Zootropolis è il 55° lungometraggio animato Disney, uscirà nelle sale italiane il prossimo 18 febbraio e riporterà sul grande schermo i cari e classici animali antropomorfizzati ma con una forte impronta di modernità. Diego Abatantuono, Massimo Lopez, Frank Matano, Teresa Mannino e Paolo Ruffini sono le voci italiane d’eccezione che compaiono nel film e oggi a Roma si sono divertiti a presentarlo alla stampa.
Da Robin Hood ai personaggi di Richard Scarry intere generazioni sono cresciute sognando di simpatici animali di ogni genere che camminano su due zampe, si vestono come esseri umani e vivono in utopistiche società in cui ogni specie va d’accordo con le altre. Il progetto di Byron Howard (Bolt e Rapunzel) e Richard Moore (Ralph Spaccatutto), registi di Zootropolis, era proprio quello di recuperare questa fortunata formula, divenuta ormai un classico dell’animazione, e inserirla in un contesto nuovo, più moderno.
Tradizione e contemporaneità sono le cifre distintive che caratterizzano quest’ultimo lavoro della Disney, in un genere piuttosto insolito per il cinema d’animazione. Zootropolis è infatti essenzialmente un poliziesco a tutti gli effetti, in se stesso anche ben riuscito. Si tratta del classico buddy movie la cui coppia di protagonisti è formata appunto da un’agente di polizia e un furbo furfante che si ritrovano ad indagare insieme sul caso di una misteriosa scomparsa in una moderna metropoli cosmopolita. “Volevamo che Zootropolis” ha spiegato Howard ai giornalisti italiani “fosse proprio come una vera e propria città del mondo in cui gli spettatori di ogni nazionalità potessero identificarsi“. I registi hanno raccontato oggi in conferenza stampa che per realizzare questo film si sono documentati molto sia sull’aspetto delle grandi metropoli mondiali, come Shanghai, Tokyo, Barcellona, Roma, Londra, Parigi, sia sul versante del regno animale, osservando anche direttamente il comportamento delle diverse specie. Zootropolis è il frutto di questo studio: una città popolata da animali analoga in tutto e per tutto alle più moderne metropoli umane, in cui i membri di una società fortemente diversificata si impegnano, non sempre con successo, a convivere civilmente e pacificamente.
Il film funziona, diverte, appassiona e non manca di offrire una sua morale semplice e ottimista, come le più classiche favole da Esopo a Jean de La Fontaine. Anche la versione italiana si muove in un singolare e simpatico microcosmo di integrazione interna al paese. Perché ciascuna delle cinque voci illustri che compaiono nel film proviene allegramente da una regione diversa d’Italia. Fra tutti spiccano la sicilianissima Teresa Mannino che ha prestato la sua voce alla piccola topina Fru Fru, non a caso figlia del boss mafioso della città; “E mi somiglia pure!” aggiunge lei nel presentare il suo personaggio “Ha anche un naso importante -non un nasone- come il mio e tanti capelli“. Anche lo spassoso Paolo Ruffini diverte con la sua versione doppiata di Yak, un bue muschiato hippy dal forte accento toscano; “Ho fatto un bovino un po’ sopra le righe che va in giro nudo e non me ne vergogno” dice lui ai giornalisti. Mentre Frank Matano è la donnola ladruncola, Duke Weaselton, svelto e sfacciato come lui con un marcato accento napoletano. Massimo Lopez racconta con la sua versatile voce ben impostata: “Io ho avuto il piacere di doppiare il leone, il sindaco di Zootropolis, e ho fatto personalmente già domanda di trasferimento in questa città“. Infine Diego Abatantuono racconta “Il mio è un personaggio un po’ particolare: un volpino topato“.
L’insolito gruppetto di doppiatori sembra davvero rappresentare una piccola Zootropolis in cui la diversità non solo è possibile ma rappresenta anche un valore e dà colore alla vita.
Vania Amitrano