Addio a Ida Magli, l’antropologa che nel 2015 ricevette il “Premio Vittoriale” per “il suo prezioso contributo di intellettuale della scena letteraria”.
“E’ morta a casa sua, serena e lucida accanto al figlio. Si era rotta il femore alcune settimane fa. L’intervento era andato bene ma era molto depressa perchè pensava di non poter essere più indipendente” ha affermato Giordano Bruno Guerri, giornalista e scrittore che ha collaborato con lei nel 1996.
Alla Magli si devono le principali voci di Antropologia culturale per l’enciclopedia Garzanti, ad esempio. Fino al momento della sua morte, avvenuta a Roma sua città natale, ha collaborato ormai 91enne con diverse testate, da La Repubblica, all’Espresso, al Il Giornale.
“La dittatura europea”. Cattedra alla Sapienza in “Antropologia culturale” fino al 1988, la Magli è stata un’accademica e una scrittrice prolifica che negli ultimi anni si era concentrata sull’analisi dell’Italia e sul suo ruolo all’interno dell’Unione europea. L’antropologa aveva parlato a più riprese di una vera e propria “dittatura europea”:
Il progetto di “pace perpetua” fondato sull’omogeneizzazione di tutti i popoli e di tutti gli Stati, risale al primo Umanesimo ed è passato poi ai Filosofi del Settecento fino a Kant che ha scritto appunto un “Progetto di pace perpetua”. Era un discorso filosofico, un’ipotesi teorica priva di qualsiasi aggancio con la realtà, ma i politici e i finanzieri anglo-americani se ne sono serviti, alla fine della prima guerra mondiale, per lanciare, sotto l’ideale della pace, un’unione federale a guida americana che in realtà doveva dare inizio ad una economia e ad un mercato mondiale.
Soprattutto agli inizi, la Magli si era dedicata all’analisi antropologica della figura femminile (“Le donne, un problema aperto”; “Matriarcato e potere delle donne”; “La femmina dell’uomo”). A febbraio del 2015, in un’intervista controversa al “Il Giornale” aveva identificato nelle donne insegnanti il vero problema della scuola italiana:
Tutto quello che le donne insegnano non è stato né creato né scoperto da loro. Socrate era maschio, Omero era maschio, Virgilio era maschio, Galileo era maschio, Leonardo era maschio, Mozart era maschio, Einstein era maschio… Non si può insegnare bene nulla di ciò che non si è in grado di «pensare», di «creare».
La scuola italiana. L’antropologa partiva da questi presupposti per arrivare a un ripensamento dell’intero metodo di insegnamento della scuola italiana, sognando “cicli di lezioni televisive preparate da una società ad hoc con i maggiori specialisti del mondo nelle singole discipline”.
Si potrebbe obiettare, e non a torto, sulla presuntà bontà di proiettare queste “lezioni”, a 20, 30 ragazzi che appartengono alla generazione 2.0, fatta di iperstimoli, bisognosa forse più delle precedenti dell’interezione e l’interattività (e s’intende con questo lo scambio tra alunno e insegnante) ma anche di un filtro, vivente e parlante, che risponda alle loro domande, che si metta tra loro e il caos di informazioni che ricevono ogni giorno, trasformandole così in vera conoscenza.
La ricercatrice e insegnante Mariangela Galatea Vaglio aveva criticato aspramente le tesi della Magli, con il suo solito tono ironico ed irriverente:
Dopo il geniale Baricco che proponeva lezioni capovolte senza sapere nemmeno gran bene come andassero organizzate, stavolta a suggerire nuove modalità didattiche è Ida Magli, a dimostrazione che in Italia sinistra e destra sulla scuola sono accomunate da un pensiero forte: quello di non capirne un accidenti.
Perché è vero che Einstein era maschio. Ma è vero anche che Ipazia era femmina. Per intenderci, quella che insegnava filosofia e matematica alla Biblioteca di Alessandria e seguace della scuola di Plotino: “quella teoria che ipotizzava una Luce che si espanda piano piano e, corrompendosi e appesantendosi, si trasformi in materia”. Vi ricorda qualcosa?