‘Bizzarrie della Provvidenza’. Viaggio tra i racconti dei Profeti

«Ha molte spine ma nessun confine, chiuderla nei recinti dietro i muri è impresa vana: la terra è vento e non si fa arrestare. Ha l'anima di polvere e la tosse di cenere, scatarro di vulcani. La terra è oggi, ma chissà domani». (Erri De Luca, Bizzarrie della provvidenza)

I Profeti sono i  portavoce della divinità, figure tipicamente religiose, più o meno istituzionalizzate in diverse fedi, ispirate dal proprio dio e che parlano in suo nome, annunciandone la volontà e talvolta predicendo il futuro.

erri-delucaNella Tanakh, la Bibbia ebraica ci sono 36 libri riferiti ai Neviim, i profeti. Quattro i ‘profeti maggiori’ (Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele), dodici i ‘ minori (Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea,Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia). La Chiesa riconosce gli stessi profeti ebraici dell’Antico Testamento, ma non annovera figure di profeti cristiani in senso proprio ed esclusivo: ogni battezzato in forza della sua unione con Cristo,è partecipe del suo ufficio profetico.

I racconti dei profeti per Erri De Luca sono voci e storie da cogliere sui sentieri dell’umano. Per lo scrittore napoletano c’è un senso da scoprire anche nella ‘Posa dell’ultima pietra’ della Torre di Babele. Quella costruzione raggiunge la sommità, ma non i cieli:

”La strepitosa fabbrica, la più folle edilizia, ha fatto fiasco. I cieli non sono alla portata. Però che bell’effetto secondario: l’umanità dimentica di guerra, a radunare pietre invece di scagliarle”. Lo scrive in ‘Bizzarrie della Provvidenza’,  edito da Einaudi, da oggi in libreria.

Il suo è un viaggio nel cuore dei ‘Nebiim’, quegli uomini saggi e visionari, metà santi e metà eretici, che camminano tra altari e sorgenti, seguendo il sole, ”compagno anarchico del mondo”.

”Nella storia sacra -spiega De Luca all’ Adnkronos- la divinità manda allo sbaraglio i suoi portavoce, li scaraventa a palla persa in mezzo a nemici e forze soverchianti. Si veda ad esempio la famosa frase ‘ Una voce chiama: nel deserto aprite una pista per Iod/Dio’. Non in un bel centro abitato -rimarca lo scrittore- ma negli spazi desolati e ostili va inaugurata la novità del monoteismo. Nella storia sacra ci sono continui esempi di estremismo della volontà che io chiamo affettuosamente, da non credente, le ‘bizzarrie’ della provvidenza”. 
La bizzarria si scosta dalla consuetudine. L’imbizzarrito, sottolinea lo scrittore napoletano “è uno sconosciuto capitato per sbaglio a una festa di nozze. Così furono i profeti della scrittura sacra”.
Nel suo breve saggio (56 pagine) De Luca parla di vocazioni, racconta una serie di personaggi biblici, da Noè fino a Gesù, che hanno ricevuto chiamate a cui non hanno potuto non rispondere, a costo di passare per strambi o mezzi pazzi. Sono storie senza tempo, paradigmatiche, eppure sembrano scritte per occasioni odierne. Perché la storia sacra è ”antologia di abbrustoliti dall’ascolto di una voce in fiamme, singoli scervellati a contrappeso di masse strafottenti”. Quando si cerca verità, le sabbie della Giudea non sono diverse dai vicoli di Napoli, gonfi di vita e di panni appesi ai balconi. In maniera simmetrica, negli ‘ Improvvisi’ della seconda parte del volume, che nascono da occasioni sparse (gli sbarchi a Lampedusa, la visita in un carcere, ma anche ‘ questioni private’), i versi hanno una voce che risuona oltre il loro spunto genetico quotidiano. Va dentro le cose, perché ‘‘gli imbizzarriti di queste pagine sono esploratori”.

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