Coronavirus, anche il nostro Grana Padano s’è infettato

Potrebbe sembrarvi uno scherzo, una delle fake che il Coronavirus ha scatenato in quantità esagerata e preoccupante, tanto preoccupante da dover correre ai ripari e minacciare carcere e ammende salate contro gli ‘sciacalli dell’emergenza’.

Invece è tutto vero. I nostri vicini Greci, causa ‘epidemia’ di covid-19, hanno bloccato l’importazione dall’Italia di uno dei nostri migliori formaggi dop, di quelli che alle spalle hanno un Consorzio per la tutela dei produttori, dei suoi 129 consorziati,  e di garanzia per noi compratori. Nel 2019 sono state prodotte 5164759 forme che devono stagionare per un minimo di 9 mesi fino a 20 e oltre. Ma per i Greci il tempo di stagionatura antecedente alla scoperta e all’inizio del contagio di provenienza cinese non conta: ci vuole il bollino ‘virus free’.

In altre parole, l’effetto psicosi da coronavirus oltre ad avere affondato le Borse, alzato il valore dello Spread che ieri ha chiuso a 161,7, dato un duro colpo a turismo ed esercizi commerciali di ogni genere creando una sorta di paralisi progressiva di tanti settori, ha generato una paura che siamo riusciti ad esportare, questa sì, all’estero. Non paghi delle navi che non vengono fatte attraccare , dei passeggeri che non vengono fatti partire dall’Italia e di quelli ai quali viene negato di scendere la scaletta dell’aereo, ora dobbiamo stare a guardare la nostra economia che viene colpita in un simbolo della gastronomia italiana, il Grana Padano. La Grecia, la più grande importatrice, ne ha infatti bloccato l’ingresso che viene subordinato ad un certificato per attesti che ogni forma casearia è virus free, quindi esente dal contagio di coronavirus.  Il prodotto Dop più esportato al mondo con oltre due milioni di forme vendute ogni anno sui mercati esteri, potrebbe ricevere una pesante penalizzazione a fronte di motivi inesistenti: la zona di produzione non è considerata tra quelle colpite dai focolai incriminati; inoltre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ad inizio febbraio aveva ricordato ed informato che la trasmissione del virus avviene solo da uomo a uomo, e non da merce all’uomo.

La decisione della Grecia, dunque, anche se fuori luogo ha creato sgomento ai vertici della produzione di Grana che tuttavia s’è dovuta attrezzare per rispondere come richiesto. “Queste richieste le abbiamo considerate folkloristiche, ma abbiamo anche deciso subito di firmare i documenti che ci venivano chiesti. Non c’era altro modo, l’alterantiva era fermare le spedizioni“, ha detto Luciano Negri, direttore generale della cooperativa di Cremona che produce oltre 220 mila forme di Grana ogni anno.
Gli ellenici non sono gli unici ad averci richiesto certificazioni di sicurezza: anche Germania, Spagna e Giappone si sono allineate in tal senso. Nel frattempo la produzione del Grana Padano continua incessantemente, anche se in questa situazione di rischio contagio molti dipendenti anche con leggere linee di febbre non si presentano a lavoro, rallentando il processo di fabbricazione.

 

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